PREDICHE

È capitato frequentemente in queste ultime settimane di prendere la metropolitana di buon mattino e d’imbattermi in un tizio che comincia a recitare il suo lungo e annoso sermone rigorosamente cristiano. 

Un rumore di fondo che, innanzitutto, disturba la mia lettura sul vagone della stessa metropolitana, in fondo una delle attività più piacevoli che mi concedo durante la giornata. Tanto che, a un certo punto, mi succede anche di chiudere il libro e rinunciare. 

Perché questo tizio ha una voce, come dire, anche particolarmente disturbante e per una sorta di strana e singolare curiosità che mi conduce ad ascoltare le parole di questo strano signore. 

Il suo messaggio, insomma, che sulle prime sembrerebbe tutt’altro che di speranza perché ricorda a tutti quei poveri Cristi (ci sta tutto) costretti al viaggio mattutino in metropolitana spesso tutt’altro che confortevole, la loro condizione di umani e, quindi, di esseri mortali. Tutti dobbiamo morire, ecco il tizio ce lo ricorda senza nemmeno l’ironia di quel simpatico protagonista di un film di una quarantina d’anni fa, Non ci resta che piangere, con l’ottimo Massimo Troisi che rispondeva, facendoci scompisciare dalle risate, sì, mo (ora) me lo segno! 

Ma la filippica di questo signore non finisce mica con quest’avviso che dovrebbe esortarci a comportamenti terreni più virtuosi in modo da guadagnare la gloria eterna e un posto in qualche paradiso. Niente affatto, il nostro eroe continua, poi, facendo un lungo elenco di mali che affliggono la nostra società nei difficili tempi in cui viviamo. E cita, vado a memoria, alcuni flagelli che ci renderebbero tutti potenziali criminali. L’alcol, le droghe, le armi che portano a sanguinose guerre e, addirittura, le sigarette. Ora, debbo dire che sulle sigarette mi sono sentito chiamato in causa. Bevo poco alcol, al massimo mi son concesso qualche birra nel mio breve e recente soggiorno inglese, non mi drogo e non ho mai avuto a che fare nella mia vita con l’uso delle armi. Nemmeno a Capodanno. Però, ecco, questa storia delle sigarette proprio non me l’aspettavo e mi ha colpito proprio tanto perché qualche cicca durante la giornata me la faccio. Magari una volta chiederò a questo tizio di spiegarmi questa cosa sempre che continui a deliziare o disturbare le nostre mattinate metropolitane.

 

A proposito, mentre stavo per scendere dalla metropolitana giunto alla mia fermata di destinazione, il tizio ancora blaterava e un omone vestito con una tuta da cantiere assai spazientito ha sbottato invitando il nostro pastore ad annà a lavorà! Allora ho cominciato a riflettere sull’insopportabilità di quest’etica lavorista che permea la nostra società capitalistica ma poi, nel mio dibattito interno, mi son detto ‘fermati altrimenti fai la vita del tizio e inizi a girare per i vagoni della metropolitana a spifferare sermoni'.

 

Quindi sono sceso dalla metropolitana, ho preso un cappuccino al bar e mi sono fumato pure una sigaretta. Con il dubbio, a questo punto, di contribuire a peggiorare i destini dell’umanità.   

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