INDICE DI FELICITA'
Mentre prendevo un caffè in un bar, buttavo un occhio sullo schermo di una
televisione accesa e sintonizzata su un canale che trasmetteva un notiziario.
L’audio era troppo basso per sentire qualcosa di sensato e, allora, mi
soffermavo sulle news che scorrevano in basso, le cosiddette breaking news.
Una di queste news, per l’appunto, mi ha particolarmente incuriosito.
Riguardava il cosiddetto ‘indice della felicità, calcolato in base a chissà
quale parametro. Ora, sembrerebbe che i finlandesi siano i più felici del mondo
mentre noi italiani dobbiamo accontentarci del quarantunesimo posto.
Ora che gli abitanti di Helsinki e dintorni possano dirsi felici e contenti
contrasta contro ogni trito e ritrito luogo comune di estrazione latina. Sì,
perché noi latini, mediterranei ecco, pensiamo che la felicità sia legata,
quasi esclusivamente, a situazioni climatiche e alla presenza, sopra le nostre
capocce, di un cielo chiaro e luminoso. Dimenticando, forse e sempre parlando
di clima e temperature, le nostre sofferenze nelle città d’estate violentate da
un caldo umido e appiccicoso.
Ancora si da il caso che sono stato
in Finlandia, esattamente a Helsinki, un anno e mezzo fa circa. Un paio di
giorni e niente di più, poca roba, insomma, per avere un quadro ben definito
della situazione.
Ricordo, tuttavia, quel cielo cupo che, in fondo, disturbava il mio animo
mediterraneo abituato, per lo più, al sole e al cielo, appunto, chiaro. Poi
quell’architettura sovietica da socialismo reale e i ristoranti che aprivano,
pare, nel tardo pomeriggio. Insomma e con onestà e sincerità lo dico e lo
affermo, mi sembrava tutto o quasi così mesto. A parte il traghetto che presi,
poi, per andare a Tallinn, deliziosa capitale dell’Estonia, una specie di
gioiello a cielo aperto con evidenti riferimenti medioevali.
Ma e a parte queste confuse divagazioni e ritornando alla felicità, come si
può definire questo singolare stato d’animo? Domanda alla Marzullo, esiste
davvero la felicità? O meglio riusciamo a vivercela quando ci capita nella vita?
Non è che la felicità è talmente rapida ed effimera che, in fondo e al momento,
ci sfugge e, poi, maledetta ingannatrice, ci lascia solo inconsolabili
rimpianti? Boh.
Intanto ho preso il caffè assai velocemente e a dispetto di un tizio che
ascoltavo ieri alla radio e che si diceva buon consumatore di caffè
rigorosamente di qualità. E diceva che il caffè deve essere preso amaro e
gustato tutto e non inghiottito precipitosamente neanche fosse un bicchiere
d’acqua in una giornata di caldo estremo. Ecco, tutto il contrario di quel che
ho fatto oggi, col rischio di contribuire al peggioramento dell’indice di
felicità del paese in cui vivo.

Commenti
Posta un commento