FIRENZE

Comincio dalla coda, meglio dagli ultimi istanti della partita. Fiorentina due, Roma uno indica lo schermo dello stadio Artemio Franchi che ho proprio dietro la schiena quasi come un pugnale pronto a ferire.

I quattro minuti segnalati per il recupero sono già scaduti ma l’arbitro allunga il brodo perché questi viola hanno fatto pure altre sostituzioni durante lo stesso extra time. E, quindi, anche il pessimo Massa d’Imperia, sembra quasi di stare in nomi cose e città, non può esimersi e quando la Roma guadagna un calcio d’angolo penso, hai visto mai che una volta, dico una volta, ci gira bene?.

Poi il corner è battuto corto, troppo corto, un difendente in maglia viola respinge il pallone fuori dall’area di rigore e, allora, penso per un attimo che è proprio finita, butto pure un occhio sull’arbitro per vedere se questo boiaccia c’ha già er fischietto in bocca pronto a suonare tre volte come una sentenza definitiva. E, invece si continua e vedo uno dei nostri recuperare tenacemente il pallone, un altro che è pronto al cross al centro, il cross dell’Ave Maria come si dice in gergo pallonaro. Il cross è morbido ma pare finire sulla capoccia di un altro dei nostri, un nero che avrei scoperto dopo essere Evan N’Dika che invece di colpire verso la porta fa quello che sempre in gergo pallonaro si chiama sponda. Insomma, e per farla breve, questo pallone arriva a rimbalzella sui piedi di un altro dei nostri che scoprirò, poi, essere un altro difensore Diego Llorente che è pure mancino ma ce l’ha sul destro. Quando quella palla gli rimbalza davanti è come se facessi un lungo respiro come quando stai a correre al parco e non ce la fai proprio più. E ancora in quegli attimi penso chissà come va a finire, sicuramente tira in porta ma, magari e come succede spesso in questi casi, calcia in modo impreciso o il portiere loro fa una parata di quelle che i suoi compagni se l’abbracciano tutto. E, invece, succede una di quelle cose che suscita nel tifoso il massimo piacere, il godimento assoluto. Insomma, sto calciatore della Roma che scoprirò poi e a giochi fatti essere Diego Llorente la prende bene, di collo pieno, dal basso verso l’alto e che ti vedo? Vedo un pallone che scagliato con la potenza di quei mobili che una volta a Capodanno si tiravano di sotto dai balconi, s’insacca proprio sotto al sette della rete difesa dall’incolpevole Terracciano.  Non ho neanche l’istinto di pensare che, ormai, prima di festeggiare un gol bisogna capire se possa intervenire il famigerato VAR, magari un fuorigioco per un’unghia incarnita di uno dei nostri che può trasformare quel momento d’incontenibile gioia nella più cupa delle amarezze. Il gol comunque è buono come quello di Turone del 10 maggio del 1981 e questo viene pure convalidato. Ed è una grande goduria pareggiare nell’ultimo minuto di recupero peraltro a casa dalla Fiorentina che questi, ogni volta che ci vedono, pare che noi o qualche nostro antenato gli abbia fatto qualcosa d’irreparabile e, insomma,  contro di noi sembra sempre che si giocano la classica strada di casa.

Per il resto cosa dire di questa trasferta fiorentina una della più corte dell’intera stagione? Tanto corta che si va in macchina e si parte, addirittura, dopo aver pranzato a casa con l’occhio attento alle previsioni del meteo.

In realtà il vecchio Giove Pluvio stavolta ci grazia tanto che l’impermeabile acquistato tempo fa dal cinese di turno rimane in macchina e l’ombrellino senza punta comodamente nella saccoccia posteriore dei pantaloni.

Non piove e solo un po’ umido e nel primo tempo il nostro amato mister schiera una formazione un po’ così, con la difesa a tre e con il povero Angelino che è mancino ma sta a destra e sembra un’anima in pena. Insomma, nel primo tempo ci prendono a pallonate e l’unica buona notizia che andiamo sotto di un gol. Poi nella ripresa succede di tutto fino alla coda già ampiamente resocontata.

Che rende il viaggio di ritorno sotto la pioggia meno faticoso e più leggero. Una piadina in uno dei pochi autogrill aperti e alle tre sto dentro casa pronto a spingere il tasto verde di SKY per rivedere quell’azione finale. Zaleski che recupera il pallone, l’arbitro che lascia giocare, il crosso morbido di Pellegrini, la sponda di Ndika, e Llorente che di collo pieno la mette sotto il sette. Che goduria! A majora.   

 

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