POESIA

C’è stato un tempo durante il quale puntigliosi insegnanti pretendevano che i loro alunni imparassero a memoria le poesie. Non tutte certo, i poeti che andavano per la maggiore erano Carducci, Pascoli, Leopardi e qualcun altro rigorosamente maschio e italiano. Bisognava essere particolarmente curiosi per scoprire qualche ‘poetessa’, che ne so tipo Alda Merini, o qualche imbastitore di versi nato oltre il bel paese che fu oltre che di poeti, appunto, anche di santi e navigatori.

 

A me, ad esempio, piaceva Federico Garcia Lorca, andaluso, omosessuale e, soprattutto, antifranchista e antifascista. Ero un adolescente con tendenze da esistenzialista che s’interrogava più sui destini del mondo che sul che fare il prossimo sabato sera e i versi del menzionato poeta suscitavano emozioni forti. Cordoba sola e lontana, il poeta che proseguiva il suo cammino in attesa di una morte annunciata. 

Comunque, mi piaceva (e mi piace ancora), l’Infinito di Giacomo Leopardi, probabilmente la mia preferita. Quel dolce naufragar in questo mar, quante emozioni. 

Si dirà, son tutte poesie un po’ tristi e malinconiche ma, per conto mio, è proprio questo il bello delle parole messe in versi. Una malinconia di fondo o, diversamente, una sferzante ironia. L’ironia che, ad esempio, ritrovavo nei versi di qualche poeta che si esprimeva in dialetto romanesco, Giuseppe Gioacchino Belli o, ancor meglio, Carlo Alberto Camillo Sallusti noto come Trilussa. 

L’ironia, come dicevo, il disincanto dei poeti che, in definitiva è ancor più amaro della malinconia spiattellata senza troppi fraintendimenti. 

In ultimo le poesie per bambini e da questo punto di vista sono stato particolarmente fortunato. Infatti, quando frequentavo la scuola elementare una vita, avevo un’insegnante che adorava Gianni Rodari. Poesie apparentemente banali ma che innescavano notevoli spunti di riflessione. Oltre la malinconia di un Garcia Lorca e il disincanto di un Trilussa. 

E potrei concludere con una strofa di una canzone di Francesco De Gregori che fa, i poeti che strane creature, ogni volta che parlano è una truffa. Non sempre è vero, chiaramente e, poi, nel pezzo musicale pare che il cantautore romano si riferisse, niente di meno, che a Benito Mussolini. Che scriveva anche poesie, quelle sì da evitare come la peste.  

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