BRIGHTON
Brighton è una cittadina nel sud dell’Inghilterra che dista da Londra poco
più di cento chilometri. C’è il mare, la spiaggia e una squadra di calcio senza
grande tradizione ma che, negli ultimi anni, ha scalato posizioni nella Premier
League tanto da raggiungere la
qualificazione per una prestigiosa coppa europea.
Così, quando la famigerata urna di Njon dopo la faticosa ma gioiosa notte
dei rigori contro il Feyenord, ci riserva la citata squadra allenata da un
tecnico italiano con un gabbiano come simbolo e i colori bianchi e blu scatta
la consueta disamina sul sorteggio.
Dal punto di vista tecnico poteva andar peggio, da quello organizzativo -
finanziario pure perché siamo già a meta dell’opera avendo bloccato un volo per
Londra al buio per poche decine di Euro.
Dopo il consueto tormentone per rimediare il biglietto che, stavolta, sarà solo in forma digitale. e la cosa causerà qualche problema a quei tifosi che non eccellono in competenze informatiche, si può, finalmente, partire alla volta del paese che non fa più parte dell’Unione Europea. Quindi, passaporto obbligatorio e un volo nella tarda serata del mercoledì dall’aeroporto di Ciampino intitolato a un tal Giovambattista Pastine. E, siccome, mi piace un po’ impicciarmi sono andato a cercare chi fosse sto Pastine e ho scoperto che era un militare caduto in combattimento protagonista, tra le altre imprese, della guerra italo turca.
Comunque Ciampino è un aeroporto piccolo ma c’è, addirittura, una sala
fumatori dopo aver passato i controlli utile per tirare l’ultima boccata alla
Yanez prima di salire su un volo della Ryan Air e affrontare le circa due ore e
mezza di volo. Volo, in verità, assai tranquillo e disteso, nessuna turbolenza,
nessuna discussione di passeggeri con il personale di bordo, solo un
particolare annuncio del comandante che, a un certo punto, invita a non abusare
nell’uso di noccioline. E questo singolare monito scatenerà un inevitabile
dibattito. Un messaggio in codice? Cosa ci sarà dietro quelle noccioline? Mah.
Comunque a Stanstead non fa troppo freddo e c’è un Mac Donald aperto che ci
consente di buttare giù qualcosa senza andare a letto con i morsi della fame.
La mattina del giovedì c’è il viaggio fino a Brighton, il Terravision e,
poi, un treno con cambio. Insomma, maciniamo chilometri e superiamo gli
ostacoli e riusciamo ad arrivare a Brighton per vedere la spiaggia e il mare e
pregustare la tipica pietanza inglese, il fish and chips. E cosa dire? Senza
indulgere in insopportabili nazionalismi, lunga vita a Ostia e pure a Fregene
senza tralasciare nemmeno Maccarese.
La partita si annuncia in discesa vista la rotonda vittoria romanista
dell’andata ma, come dire, non si sa mai e meglio stare sempre prudenti. Poi,
il tifoso della Roma è sempre diffidente e si porta dietro una serie di
cicatrici, per esempio quella dell’eliminazione con una squadra della Germania
dell’Est, il Carl Zeiss di Jena, anno 1980, eliminati dopo il tre a zero
dell’andata all’Olimpico.
Stavolta, comunque, ci va decisamente meglio. Prendiamo un gol verso la
fine del primo tempo dopo che l’arbitro ci ha annullato la rete di Azmun che
era buona come quella di Turone. Si finisce con una sconfitta di misura del
tutto indolore, col passaggio del turno, col faticoso ritorno in albergo sotto
la pioggia e con un treno che pare un carro bestiame. Ma la vita del tifoso
della Roma non è mai comoda e mi sa che pure il menzionato Giovambattista
Pastine al quale hanno intitolato l’aeroporto di Ciampino ci poteva spicciare
casa.
Per il ritorno ‘sculo’ un passaggio su un charter diretto a Fiumicino che
mi risparmia l’atterraggio a Pescara e il pullman per Roma Tiburtina, tre ore
di viaggio.
E, intanto, il sorteggio per i quarti dice Milan. Difficile da un punto di
vista tecnico ma, una passeggiata di salute per l’organizzazione che si
conclude presto con prenotazioni di treno e soggiorno meneghino.
Brighton è alle nostre spalle e, con tutto il rispetto, sta bene dove sta.
L’avventura europea della Roma invece continua. Ad majora.
p.s. un cenno particolare meritano gli adesivi che vengono attaccati in
ogni dove. Una particolar menzione al Taylor ridacce la sedia che segue il
meritorio Taylor freddo. Comunque una grande produzione con citazioni sempre
nuove oltre, evidentemente, al grande classicone, all’evergreen, il perché Roma
ce sa fa.

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