TROIANE di Euripide 

Quest’opera di Euripide. ‘Troiane’, utilizzando una terminologia dei nostri giorni di fiction e serie TV e, per questo, chiedendo umilmente perdono a qualsiasi commediografo classico che possa sentirsi coinvolto, rappresenta quasi un sequel dell’Iliade di Omero.

Troia è stata presa dagli Achei vittoriosi, la città è in fiamme e i predatori si accaniscono sui vinti. In particolare sulle donne che vengono prese e destinate alla schiavitù. Emergono, appunto, nel corso di quest’opera le figure di tre donne, Ecuba, Andromaca e Cassandra. Ecuba è destinata a essere schiava di Odisseo, mentre Cassandra, considerata pazza, continua a predire sventure anche per i vincitori. E’ il culmine dell’abominio si raggiunge con l’uccisione del piccolo Astianatte colpevole di essere figlio del valoroso eroe troiano Ettore e, quindi, potenzialmente in grado di ripeterne le gesta. Quindi pericoloso per geni e discendenza.

E’ evidente come il proposito di Euripide nella stesura e messa in scena di quest’opera è quello di denunciare le atrocità e la disumanità della guerra. E, non a caso, questa commedia tragica viene proposta dallo stesso Euripide nel periodo della guerra del Peloponneso, siamo circa nel 415 con l’Isola di Melo appena distrutta dagli ateniesi.

Tali aspetti vengono evidenziati da Euripide attraverso figure femminili. Figure femminili che appaiono frequentemente nell’opera dello stesso Euripide rivolta anche a scardinare quel mito che si ritrovava in tanta letteratura classica e che vedeva le donne come esseri portatrici di sventure e sostanzialmente passive. Euripide, invece, ne mette in risalto tutta la grandezza tragica contrapponendole, spesso, a uomini vili ed egoisti.

Un’opera la cui lettura risulta, neanche a dirlo, particolarmente impegnativa ma che offre sicuramente spunti interessanti di riflessione soprattutto nei nostri giorni attraversati da guerre sanguinose

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