BIGLIETTAIO
Mentre ascoltavo distrattamente la voce di un conduttore di uno di quei quizzoni trasmessi in TV nell’orario che precede il TG della sera, ho sentito parlare dei vecchi bigliettai che facevano il loro ‘sporco’ mestiere sugli autobus.
Sostituiti, già a partire dall’inizio degli anni settanta, dalle più moderne macchinette obliteratrici.
Vecchi ricordi e, ripensando a questa figura professionale ormai e da tempo superata e sostituita dalle macchine, mi tornava in mente la sedia del bigliettaio sull’autobus. Messa vicino alla porta posteriore, quella dalla quale si entrava sul mezzo. E, ancora, ricordo che quella sedia restò al suo posto, quasi come una forma di rispetto per il bigliettaio che fu, per un bel po’ di tempo. Una sedia dove e praticamente, il corpo s’incastrava e che era il posto a sedere prescelto soprattutto da imberbi ragazzetti e adolescenti. Una sedia in pelle, una pelle che, tuttavia e conseguentemente all’inevitabile incuria, finiva per sbriciolarsi e staccarsi.
In definitiva, quindi, quella sedia risultava anche un po’ scomoda, dunque sconsigliata a gente di una certa età o con qualche acciacco fisico.
Quanto al bigliettaio, come si scriveva, fu sostituito da obliteratrici che non sempre funzionavano per la gioia di chi saliva senza biglietto. Che, però, doveva guardarsi dalla possibile e malefica irruzione dei controllori. In genere salivano in due come rigorosi carabinieri, uno dalla porta anteriore, l’altro dalla posteriore cogliendo di sorpresa coloro che avevano contravvenuto all’obbligo di acquistare e obliterare il titolo di viaggio.
E confesso che mi capitava spesso di salire su qualche autobus senza biglietto confidando sul calcolo delle probabilità. Quante probabilità c’erano di essere colti in flagrante da due famigerati controllori? E, poi, non c’avevo na lira!
Capitò una volta di essere beccato da due diligenti dipendenti della
società che gestiva il servizio di trasporto pubblico con tanto di multa
elevata su un piccolo verbale redatto su un minuscolo foglietto. Dieci mila
lire e a nulla valsero le mie proteste. Che, tuttavia, impietosirono una
signora che pagò la multa per conto mio. Rimasi sorpreso al punto tale da
perdere di vista la stessa signora scesa dall’autobus senza neanche poterla
ringraziare. Piccoli eventi che accadono nella vita ma che, pur nella loro
apparente banalità, non si scordano più.

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