FROSINONE
Che la giornata di Santa Lucia, tredici dicembre, sia la giornata più corta
che ci sia non è esattamente dato a sapersi. Che, invece, la trasferta di
Frosinone sia, appunto, la più breve che ci sia non è in discussione. Meno di
cento chilometri, infatti, separano il capoluogo della Ciociaria dall’Urbe
immortale, e, quindi, non esistono trasferte tanto comode per distanza
geografica. E’ evidente, tuttavia, che proprio dalla breve distanza del luogo
da raggiungere scaturiscano altre complicate questioni come quella
dell’accaparramento del ticket necessario per accedere allo stadio in modo
assolutamente legale. Questione che, personalmente, sono riuscito a risolvere
attraverso abili azioni diplomatiche intraprese con il necessario anticipo e
che hanno sortito, infine, gli effetti sperati.
Risolta la grana biglietto il resto
è una sorta di passeggiata di salute con l’unico dubbio se raggiungere la
Ciociaria dopo aver pranzato a casa, oppure, recarsi in loco con congruo
anticipo e provare la qualità e l’affidabilità di qualche ristorante del posto.
Si propende per la seconda ipotesi, il ristorante promette bene, l’unico
inconveniente è la contemporaneità della partita della Lazio impegnata nel
famigerato lunch match della domenica contro il grande Bologna del mitico Tiago
Motta. Ora, la Lazio che gioca può rovinare qualsiasi momento più o meno felice
ma degustare il classico antipasto all’italiana mentre questi zozzoni vanno in
vantaggio non è proprio il massimo. Le cose, tuttavia, si mettono nel modo
giusto e il già citato e grande Bologna riesce prima a pareggiare, quindi, a
ribaltare il risultato. Osservo compiaciuto il gesto tecnico del prode Zirkzee,
centravanti felsineo, mentre aspetto il menu per i dolci. Dopo la composta
esultanza per il successo dei rosso blu e il conto pagato si procede verso lo
stadio Benito Stirpe intitolato alla memoria del fratello del presidente del
Frosinone calcio. Il settore ospiti è piccolo e angusto e si decide di entrare
con congruo anticipo per evitare possibili e insopportabili code all’entrata.
La giornata è primaverile e, come avrebbe riferito il mitico Sandro Ciotti, il
terreno in perfette condizioni. I bandieroni sventolati lungo tutto il settore
impediscono, tuttavia, e per l’intero corso del primo tempo un’adeguata visione
della partita. Riesco, comunque, a percepire che i nostri in campo ci stanno
capendo poco e non fosse per le insperate prodezze del nostro nuovo portiere,
una riserva diventata titolare quasi a furor di popolo, e i piedi storti di
qualche attaccante ciociaro la partita si sarebbe messa assolutamente in
salita. Invece, la Roma segna alla fine del primo tempo grazie a una splendida
rete di un giovane difensore olandese arrivato a gennaio in prestito dalla
Juventus, il dicottenne Dean Hujsen, che, qui e dalle nostre parti, ognuno
chiama un po’ come gli pare. Oisen, Aisen, Isen, va bene tutto basta che
abbiamo segnato. La ripresa, grazie ad alcuni aggiustamenti tattici di mister
De Rossi, è invece una specie di passeggiata di salute. La Roma segna il
secondo e pure il terzo gol e dal settore ospiti può partire, addirittura, ‘La
società dei magnaccioni’ con il tono che si alza poderoso al ‘nun ce piace de
lavora’’,
Torno a casa addirittura in tempo per guardare in TV il secondo tempo del
posticipo serale della domenica, insomma neanche quando torno dall’Olimpico faccio
così presto! Alla fine è una domenica perfetta con la Roma che vince e la Lazio
che perde. Dovrebbe essere sempre così se ci fosse vera giustizia in questo
mondo. Intanto godiamoci questa vittoria pensando ai prossimi impegni e alle
successive trasferte che verranno a Dio, o chi per lui, piacendo. Ad
majora.

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