CALCI DI RIGORE

E’ noto come in alcune competizioni sportive sia prevista, in caso di parità protrattasi anche oltre i tempi supplementari, quella particolare gara di abilità rappresentata dai cosiddetti calci di rigore. Se ne tirano cinque per squadra affidati a calciatori diversi. In un passato ormai remoto si ricorda che gli stessi rigori erano calciati dallo stesso giocatore che, dunque, poteva diventare una specie di eroe, oppure, uno sfortunato reietto al quale attribuire tutto il peso di una sconfitta.

Confesso che guardare i calci di rigore anche quando riguardano partite di squadre che non mi coinvolgono emotivamente in modo particolare, mi da sempre una sensazione di fastidio. Penso, già prima che inizi questa particolare gara, a cosa proveranno gli sconfitti. All’amarezza, alla frustrazione perché una cosa è certa; al termine di questa prova ci dovrà comunque essere un vincitore e uno sconfitto. Le mediazioni e i compromessi sono finiti, tutti, al termine dei tempi regolamentari o, più frequentemente, supplementari quando la partita si è conclusa con un risultato di pareggio.

Gli sconfitti ai calci di rigore mi fanno sempre tenerezza. Spesso li vedi dopo che la gara è terminata, sdraiati malinconicamente sul prato verde del campo di gioco, talvolta in lacrime e consolati da qualche altro compagno di squadra o, addirittura, dagli avversari vincitori.

E’ un po’ l’epica della sconfitta portata in questa competizione sportiva al limite massimo della sofferenza. Peggio che perdere per un gol all’ultimo minuto. Eppure, questa gara non è una semplice lotteria come si dice spesso in gergo calcistico, il cui esito, quindi, dipende esclusivamente dal fato e dalla sorte più o meno perfida o benevola. E’ anche una gara di abilità, di destrezza dei giocatori che calciano dagli undici metri e dei portieri che devono parare e che sembrano quasi condannati in attesa di un’esecuzione.

I calci di rigore sono la massima scarica adrenalinica che un tifoso di calcio può sopportare. Una prova alla quale i calciatori e gli stessi sostenitori, in fondo, non vorrebbero mai arrivare. E che, tuttavia, è talvolta necessaria. Come capita nella vita quando succede di affrontare qualche prova ardua che si preferirebbe rimandare o, addirittura, evitare. E, comunque e se poi finisce bene, da una botta di gioia che ci si porta dietro per qualche giorno. Come ieri quando la Roma ha sconfitto il Feyenord proprio ai calci di rigore. Dopo quella prova definita semplicisticamente una lotteria e che, invece, richiede destrezza, abilità tecnica e saldezza di nervi. Altro che pescare da un bussolotto un biglietto vincente! 


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