MEGLIO UN UOVO OGGI.... MA ANCHE NO...
Povera nonna soleva ripetere ai suoi nipoti che, chi
va lo zoppo impara a zoppicare, necessario monito atto a mettere in guardia da
pericolose compagnie. E, tale invito alla prudenza veniva condiviso e
rafforzato da mia madre che, in aperto conflitto col mondo esterno, ricordava
che ognuno pensa per sé. Per il resto non c’era Master card ma il buon Dio.
Il Dio che, secondo un celebre detto, dovrebbe
difenderci dagli amici (per i nemici è sufficiente il fai da te), non veniva
invece scomodato da mio padre che usava proverbi più leggeri e disincantati.
Talvolta, a sua insaputa, traduceva motti latini in perfetto vernacolo
romanesco. Ne scaturiva il saggio ‘beato chi c’ha n’occhio’, letterale
traduzione della citazione latina beati monoculi in terra caecorum. Ciò a
ricordare l’incertezza che aleggia sempre intorno alle umane vicende e a quel
doman per il quale, non v’è certezza. Mai.
Nonno, invece, era un inguaribile burbero che non la
mandava a dire a nessuno. E, quando si trovava davanti un parente o un
conoscente nei confronti del quale non nutriva la benché minima stima, diceva
che non si poteva tirare fuori il sugo (lui diceva er sugo) dalle rape.
Proverbi e detti popolari. Ce ne sono in abbondanza,
buoni per tutte le occasioni, utilizzabili in conversazioni impegnate così come
in dialoghi conviviali. Quelle in latino, sciorinate talvolta da qualche finto
saccente che vorrebbe dare prova della sua smisurata cultura e quelle a
disposizione di chiunque.
Certo che, il verba volant scripta manent, non sembra
molto di tendenza nel tempo degli odiatori seriali e compulsivi sempre attivi
sui social.
Ci sono citazioni di famosi personaggi che hanno
contribuito ad arricchirne la biografia e sono entrate nel linguaggio comune.
Un politico, forse il più celebre del secolo scorso,
Giulio Andreotti, diceva che il potere logora chi non ce l’ha, ma anche, in
modo più divertente che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Si
riferiva a una possibile crisi di governo ma è evidente come il detto potesse
essere utilizzato anche in altre circostanze.
Celebri le battute di un vecchio allenatore di calcio,
Vujadin Boskov che allenò la Sampdoria nell’anno del suo unico scudetto nel
1991. Rigore è quando arbitro fischia e oggi la mia squadra può vincere,
perdere o pareggiare. La saggezza dell’ovvietà, perché complicarsi troppo la
vita?
Il ruspante e romanissimo Carletto Mazzone
consigliava, invece, ai suoi giocatori di evitare pericolosi interventi in
scivolata nelle giornate nelle quali pioveva che Dio la mandava.- Giocatore
scivoloso, giocatore pericoloso e nel caso che qualche suo giocatore un po’
capoccione avesse disatteso il suo perentorio monito poteva sempre aggiungere
che chi nasce tondo non può morire quadrato.
Ma tra gli uomini di sport, impareggiabile era Nils
Liedholm, uno svedese che non perdeva mai la sua flemma, neanche di fronte a un
gol della propria squadra. Per lui che prediligeva il possesso di palla, se la
palla l’abbiamo noi gli altri non possono segnarci, un gol realizzato con la
sfera di cuoio finita dentro la rete avversaria significava averne perso il
possesso. Insomma, non c’era niente da festeggiare. Anzi.
Il proverbio non sbaglia mai, si dice. Ma sarà vero?
Davvero è meglio un uovo oggi che una gallina domani? E pensare che c’è sempre
chi sta peggio non è, in fondo, un insopportabile invito alla rassegnazione? E
si stava meglio quando si stava peggio ma perché, forse perché si era più
giovani e forti.?
In un celebre film interpretato da Massimo Troisi,
dovendo scegliere tra un giorno da leoni o cento da pecora, il disincantato
protagonista rispose con il giusto mezzo (in medio stat virtus). Ovvero meglio
cinquanta giorni da orsacchiotto.
Infine, ricordo una particolare iscrizione muraria
nello spogliatoio della palestra della mia scuola. Campa cavallo che l’erba
cresce, messa così pareva un corretto suggerimento a non lasciarsi trascinare
dalla pigrizia. Solo che qualche mano galeotta aggiunse sotto e noi se la
fumamo, singolare integrazione che trasformò il tutto in una divertente battuta
da simpatici adolescenti. Nessuno si curò di cancellare la scritta che per anni
rimase lì a ricordare forse quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia.
Anche se lo scherzo è bello quando dura poco. Come
diceva pora nonna, sempre pace all’anima sua.

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