TRIKLE DOWN
Dopo l’approvazione del disegno di legge che istituisce la cosiddetta ‘autonomia differenziata’, i senatori dei gruppi d’opposizione si sono alzati intonando l’inno di Mameli. Un coro al quale, beffardamente, si sono uniti anche tanti parlamentari dei partiti di governo che quel provvedimento lo hanno votato.
Ora, quest’esibizione canora dimostra ancor più e a mio parere, la debolezza e la confusione dell’opposizione parlamentare nel nostro paese. Una debolezza sulla quale gli attuali padroni politici del vapore, come si dice dalle mie parti, ci sguazzano. Permettendosi pure di ‘perculare’ i loro avversari politici.
Ma come gli salta in testa di cantare l’inno nazionale? O, meglio, non potevano scegliere altre e più efficaci canzoni di lotta o di protesta? Che ne so, e visto il tema, io avrei scelto qualche canzone che parlasse degli ultimi, degli oppressi, dei poveracci.
Perché quest’autonomia differenziata che cristallizza ancor più le diseguaglianze sociali che esistono tra nord e sud del paese, non è grave tanto perché mina i fondamenti dell’unità nazionale (tono ridondante), ma perché rappresenta l’ennesimo attacco che questo governo muove ai diritti, anzi ai bisogni di chi sta peggio, insomma dei poveracci. Che stanno soprattutto al sud e che, dopo che entrerà in funzione questa schifezza dell’autonomia differenziata, vedranno ancor più peggiorare le proprie condizioni sociali e di vita. Costretti, magari, ad accettare salari ancora più bassi, a ricevere servizi essenziali, come quelli relativi a sanità, trasporti e scuola ancor più carenti. Di contro al nord saranno ancor più ricchi e benestanti e sfrutteranno il meridione e i meridionali, un po’ e per semplificare, come l’occidente fa con il sud del mondo.
Questo dell’autonomia differenziata, quindi, è un progetto per niente in
contrasto con le politiche sociali ed economiche di questo governo, con quella
scellerata teoria del trickle down, secondo la quale il maggiore benessere di
chi sta meglio finirebbe per produrre vantaggi, appunto a cascata, su chi sta
peggio. Un modello che ha fallito totalmente, portando come conseguenza
l’aumento delle diseguaglianze economiche e sociali. Occorrerebbe partire da
simile analisi per contrastare efficacemente questa porcata dell’autonomia
differenziata, senza scivolare in rigurgiti nazionalistici e canti dell’inno.

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