CALENDARI
Sono seduto e, davanti ai miei occhi alzando leggermente il capo, vedo un calendario. Sfondo bianco, giorni feriali colorati di nero, giorni festivi colorati di rosso come in ogni calendario che si rispetti.
E’ il calendario del mese in corso e dell’anno in corso, gennaio del 2024, ai lati ci sono i giorni dei mesi che lo precedono e lo seguono.
Insomma, un ordinario calendario. Un oggetto questo, il calendario, che e nonostante tutte le novità tecnologiche e la nostra propensione a utilizzare, sempre più, strumenti digitali non ha perso la sua utilità e, anche, il proprio fascino. I calendari ce li regalano, prima che finisca l’anno, quei commercianti e professionisti ai quali siamo particolarmente fedeli. Il meccanico, il barista, addirittura il parrucchiere. Se non ci accontentiamo di questi calendari un po’ ‘spartani’, possiamo sceglierne e comprarne altri di nostro gradimento. Che raffigurano quadri di pittori bravi e famosi o quello della propria squadra del cuore e altro e altro ancora.
Ci sono i calendari classici con i fogli da strappare quando un mese finisce e un altro inizia. E man mano che l’oggetto cartaceo si assottiglia sempre più, vien da pensare con un po’ di malinconia che un altro anno sta passando o sta finendo come l’estate di un tormentone musicale di tempo fa. Meglio, forse, quei calendari dove i mesi dell’anno sono raccolti in una sola pagina. Nulla si strappa e non si butta niente, men che meno le settimane e i mesi che abbiamo già alle spalle.
Piccolo ricordo di una vita fa. Quando frequentavo ancora la scuola
elementare, sotto le festività natalizie, l’insegnante ci commissionò un
lavoretto che, poi, avremmo regalato ai nostri genitori. Proprio un calendario
con i trecentosessantacinque giorni (non rammento se l’anno in questione fosse
bisestile) disegnati su semplici pezzi di carta che, poi, andavano incollati
tra loro. Ne venne fuori una roba pesantissima e tutt’altro che elegante e
raffinata. Che, tuttavia, fu esposto in cucina per l’intero anno e servì
comunque allo scopo. Che era quello di qualsiasi calendario bello o brutto che
fosse. Di ricordarci, in fondo, il passaggio dei giorni, delle settimane e dei
mesi. Con quel rumore di pagine strappate al succedersi di ogni mese e
quell’assottigliarsi progressivo dello stesso calendario che, in fondo, ci
rende malinconicamente coscienti di quanto veloce passi il nostro tempo.

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