CANALE MUSSOLINI parte I di Antonio Pennacchi
Un libro, questo Canale Mussolini parte I di Antonio Pennacchi,
contestatissimo Premio Strega 2010, che, probabilmente, non avrei mai letto per
qualche mia rigidità mentale se non me l’avesse consigliato un’amica non
tacciabile sicuramente di simpatie politiche di destra.
Canale Mussolini di Antonio Pennacchi è sicuramente un romanzo
autobiografico. La storia di una famiglia, i Peruzzi, che dal Veneto si
trasferisce nell’Agro Pontino negli anni della celeberrima bonifica della
stessa area, una di quelle ‘imprese’ ascritte al ventennio e che alimentano, in
fondo, il mito del duce che ha fatto pure cose buone.
E’ un libro tutto sommato piacevole e che si legge con trasporto e
passione. Come ogni saga familiare che si rispetti, le vicende dei nostri
protagonisti s’intrecciano, inevitabilmente, con quelle di un periodo storico
assai rilevante, quello del ventennio fascista.
Il punto di vista dell’autore rispetto alle narrazioni storiche è piuttosto
noto. Pennacchi si definiva un fascio comunista, diremmo con una definizione
più dettagliata, un rosso bruno. Uno che, sì, riesce anche a criticare e
condannare alcune scelte operate dal duce e dai suoi collaboratori durante il
ventennio ma che, comunque, non manifesta una critica di fondo all’intera
struttura politica fascista. Insomma, e a volte, sembra quasi di ritornare sul
vecchio motivetto, già indicato precedentemente, del Mussolini che ha fatto
pure buone cose, e se non ci fossero state le leggi razziali, l’amicizia con
quel demonio di Adolf Hitler e l’entrata in guerra, chissà…
Certamente, nella storia narrata in questo romanzo non mancano, in alcuni
passaggi, considerazioni tutt’altro che generose nei confronti del regime
fascista del ventennio. Ma, sempre, con una dose di comprensione, ‘ognuno el ga
le son rason’
E’ un romanzo che, comunque, è assai utile per approfondire la storia di
quegli anni così tragici e, in particolare e per quanto riguarda le vicende
legate alla bonifica dell’Agro Pontina che portò in quella particolare area del
Lazio tante famiglie contadine provenienti soprattutto dal Veneto. Piacevoli i
racconti sulla vita contadina, sui rapporti tra i ‘coloni’ veneti (i cispadani)
e gli originari abitanti della zona pontina (i marochin). Una storia che
l’autore scrive rivolgendosi direttamente ai suoi interlocutori, con uno stile
di scrittura che ho trovato semplice e piacevole, con quell’alternanza tra
lingua italiana e dialetto veneto e laziale assai particolare.
Nonostante qualche perplessità derivante, tuttavia e probabilmente, dal mio
legittimo livore verso il fascismo e verso chi, in qualche modo, cerca di
comprenderne le ragioni, mi sento sommessamente di consigliarne la lettura. Per
conto mio, presto o tardi leggerò anche la seconda parte di questa bella e
piacevole saga familiare per scoprire le vicende di questa famiglia veneta
trapiantata nell’Agro Pontina negli anni successivi alla guerra e al fascismo.

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