MILANO

Inutile girarci intorno, quando si perde un derby e. nell’ultimo caso, un derby che assegnava una qualificazione a un turno successivo di coppa, dire che te rode er culo è un eufemismo bello e buono. C’è la rabbia, il dolore, insieme a quei fastidi fisici che seguono qualsiasi Romalazio che si rispetti. Una partita durante la quale si spendono tutte le possibile energie, insomma, e per farla breve, potrei citare un tizio che dopo un’accanita partita di calcetto amatoriale si lasciò sfuggire una battuta che non avrei mai dimenticato; amo dato er dabile.

Ecco, dopo aver dato er dabile peraltro senza alcuna soddisfazione, mi accingevo, comunque, a partire per la trasferta di Milano. Sì, Milano atto secondo, dopo l’Inter d’ottobre i diavoli rossoneri che da tre anni a questa parte cascano sempre di gennaio. E non è proprio una bella cosa andare a Milano di gennaio con la partita, tra le altre cose, programmata in posticipo serale con inizio poco prima delle nove di sera. A Milano di gennaio fa freddo, San Siro è umido e, insomma, tocca coprisse bene. Non come Totò e Peppino in un indimenticabile scena di un noto film d’antan, magari un po’ più eleganti e raffinati, senza, insomma, ritrovarsi con i piedi congelati già verso la metà del primo tempo. E, poi, parto con un raffreddore che per me significa già una cosa grave da trascinarmi in pesanti interrogativi, tipo, chissà che mi è venuto e quanto mi resta ancora da campare.

A parte queste esagerazioni la Roma non attraversa un momento proprio felice e mi viene in mente un’altra citazione, stavolta più colta e letteraria della precedente.. Nick Hornby che in un celebre passo del suo strepitoso Febbre a 90 diceva che, ogni tanto gli si confondeva tutto, tanto da non riuscire a capire se la vita era una merda perché l’Arsenal faceva schifo o viceversa. Se togliete l’Arsenal e ci mettete la Roma io potrei tranquillamente stare nei panni del vecchio e caro Nick.

Milano mi accoglie nel primo pomeriggio di una domenica invernale sotto un cielo plumbeo e un freschetto che non è ancora freddo ma che minaccia di poterlo diventare quando calerà il sole e si accenderanno le luci anche a San Siro, come nel titolo di una bella canzone di Roberto Vecchioni (sto in forma con le citazioni).

Mi spizzo la partita della Lazio che sembra procedere verso uno scialbo zero a zero ma non appena entro nel ristorante per il pranzo, locale dotato di TV satellitare e di abbonamenti SKY DAZN, vedo sullo schermo un nugolo di pupazzi in maglia biancoceleste che si abbracciano. Eccallà, pure il pranzo è rovinato anche se il risotto, rigorosamente alla milanese, è buono e la mia recensione per il posto non può che essere positiva.

In albergo riesco addirittura a guardare una partita della Coppa d’Africa (aggiornamento professionale), prima di prendere la metro milanese e dirigermi verso il perfido stadio Giuseppe Meazza in San Siro. Terzo anello e, giusto per ripetermi, non si arriva proprio mai e non ricordo ancora se la primogenitura di quel crimine verso l’umanità consistente nel confinare i tifosi ospiti in alto che più alto non si può fu, della dirigenza dell’Inter o del diabolico e allora milanista Adriano Galliani.

Il settore è pienotto anche se non esaurito, ennesima dimostrazione d’amore dei tifosi romanisti verso la propria squadra, bla bla bla. Certo che dopo un derby perso in mezzo alla settimana con prospettive quasi nulle di uscire dalla trasferta milanese con un buon risultato, con il freddo che incombe eccetera eccetera, la domanda filosofica alla Marzullo sorge spontanea; perché uno ci va uguale? Beh perché comunque si ha già tutto in tasca, biglietto dello stadio, del treno e quant’altro e, poi aho, mica ci si va solo quando si vince. Anzi, quando le cose vanno male che si vede il tifoso vero che, poi e un giorno quando arriverà il momento della riscossa e della vittoria potrà gioire ancora di più forgiato da passate sofferenze. Belle parole e nobili pensieri, intanto dopo meno di un quarto d’ora già siamo sotto di un gol e il risultato finale sarà un impietoso tre a uno per il Milan che relega la nostra amata Roma addirittura al nono posto. E, così .terminata la partita comincio a ricordare a qualcuno di non prendere impegni per Ferragosto. Col nono posto, infatti, ci toccherebbe il preliminare di Coppa Italia contro qualche squadra di scappati di casa di Lega Pro. Insomma, e finisco con un’altra citazione più o meno colta, se qualcuno mi dovesse chiedere come quel personaggio in uno spassosissimo film di Carlo Verdone, come stai messo a Ferragosto, dovrei rispondere, boh forse c’ho la Roma in Coppa Italia. Ma speriamo ancora e proprio di no. Ad majora.

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