UMILIAZIONI

Il timore di subire un’umiliazione. Cocente, frustrante, che lascia i segni e rende insicuri per le prove future. Sfido chiunque a dire di non aver mai tremato di fronte all’eventualità di una brutta figura. Quando si affronta un esame con una preparazione non adeguata, un importante colloquio, quando, magari, ci si vuole dichiarare a una persona amata con il timore di essere respinti. Mi è capitato spesso, durante la mia vita, di preferire l’inazione di fronte alla possibilità di un fallimento. E di vivere questo fallimento, reale o eventuale, come una sorta di umiliazione destinata a lasciare il segno per chissà quanto tempo.

Umiliazione, sostantivo utilizzato a proposito o sproposito dai professionisti dell’informazione. Un politico che perde sonoramente le elezioni, un personaggio famoso invischiato in qualche vicenda poco edificante, una squadra di calcio che subisce una cocente sconfitta.

Provare un senso di umiliazione per fatti negativi che attraversano la nostra vita. L’asticella dipende dalla propria sensibilità e dalle esperienze maturate durante il personale cammino esistenziale. Ci sono persone particolarmente prudenti che temono di dover abbassare la testa, di doversi vergognare per molto poco. E altre che, invece, preferiscono comunque mettersi alla prova rischiando sconfitte e umiliazioni. Chi ha maggior timore, in genere, ha un senso etico più spiccato o, forse, è ossessivamente condizionato dall’immagine fornita all’esterno. Dal giudizio altrui. Così finisce per ritenere umilianti situazioni assolutamente normali.

L’umiliazione si lega alla vergogna. Dovresti vergognarti!. Ecco timore di umiliazione, vergogna, sensi di colpa, un circolo tutt’altro che virtuoso sul quale ragionare profondamente.

Capita, soprattutto durante il periodo della crescita, di temere rimproveri o punizioni umilianti e di portarsi dietro questo timore con effetti assolutamente negativi.     

Tradimento è un altro termine usato con eccessiva disinvoltura. Una parola che non amo né utilizzo molto. Mi fa pensare a forme di cultura patriarcale, il marito cornificato dalla compagna e che dunque deve trovare risposte riparatorie per tutelare la propria e compromessa identità. I fascisti parlano sovente di tradimento ripensando ai fatti dell’8 settembre 1943, all’armistizio firmato dal maresciallo Badoglio. Dimentichi del fatto che, uno dei più grandi traditori della storia, è stato proprio il loro capo indiscusso, quel Benito Mussolini che tradì tutti i suoi amici. Usandoli quando conveniva e scaricandoli non appena la loro vicinanza fosse diventata troppo ingombrante.

Cambiare opinioni, sempre dentro un percorso logico, onesto e coerente, non implica necessariamente un tradimento di persone o ideali. Anche se non c’è dubbio che, troppo spesso, certi mutamenti sono giustificati da mere convenienze materiali. Un politico che cambia partito, un falso amico che ti abbandona perché non gli servi più. E quanti altri esempi sarebbe possibile fare.

Viviamo in un tempo in cui troppa gente pensa di potersi elevare a esempio di moralità. Personalmente, penso che nessuno possa farlo e che, quando si discute sulle scelte personali, occorre sempre mantenere il giusto distacco emotivo. Evitando di bollare come traditore qualsiasi persona si trovi a fare scelte magari in apparente o reale contrasto con quanto fatto o predicato in precedenza. Certo, con i dovuti limiti e senza accogliere l’insopportabile detto secondo il quale solo i cretini non cambiano mai idea.  

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