BREVE CRONACA DI UN ESONERO
Ricordo bene quando l’As Roma con un comunicato pubblicato sul proprio sito internet annunciava l’ingaggio di José Mourinho, allenatore portoghese pluridecorato, venticinque titoli in carriera che, poi, sarebbero diventati ventisei, fresco tuttavia del terzo esonero consecutivo in Premier League.
Ero in macchina e ascoltavo la radio, sintonizzato su uno di quei canali monotematici che si occupano di calcio, anzi della Roma, tutto il santo giorno. José Mourinho è il nuovo allenatore della Roma, disse con tono assai sorpreso, quasi pensando a uno scherzo, lo speaker di turno. Poi, accertata la veridicità della notizia, iniziò un lungo pomeriggio di telefonate con amici e compagni di provata e meno provata fede romanista. Tutti convinti che l’arrivo del profeta di Setubal avrebbe dato inizio a un ciclo virtuoso e inarrestabile di successi. E chissà quali e quanti campioni sarebbero arrivati a Trigoria convinti dalla prospettiva di essere allenati da uno dei tecnici più vincenti da quando qualcuno inventò il pallone.
Tutti forti di queste granitiche certezze. Tutti, o quasi. Io sono scettico per natura e cresciuto, forse male, in ambienti ed ambiti dove qualsiasi materia, fatto o accadimento merita un dettagliato approfondimento e qualche inevitabile dubbio. L’analisi, ecco, come quella dell’intellettuale incontrato dalla sgangherata compagnia raccontata in ‘Bomba su Bomba’ di Antonello Venditti che sconsigliava la prosecuzione del viaggio perché ‘manca l’analisi e, poi, non c’ho l’elmetto’.
Il mio scetticismo era alimentato da alcune voci fuori dal coro, opinionisti e commentatori che ricordavano le recenti e sfortunate esperienze del vecchio Jose e, soprattutto, da una considerazione. Potranno i proprietari e i dirigenti dell’As Roma garantire al tecnico portoghese quei campioni che lui è abituato ad allenare? Insomma, Mourinho saprà eventualmente adattarsi a una rosa composta da calciatori di medio livello e non certo, e come dicono quelli bravi, di top player? Non era meglio in una situazione del genere ingaggiare un tecnico con altre qualità, un ‘addestratore’ di emergenti e potenziali talenti e non un gestore di campioni conclamati? E’ bastata questa considerazione per essere additato, spesso, come feroce critico di Mourinho se non come vero e proprio ‘nemico della Roma’. Oddio, quest’ultima roba mi è capitata raramente e non da parte di chi mi conosce bene, ci mancherebbe.
Confesso che in questi due anni e mezzo durante i quali il buon José ha
fatto cose buone ma anche meno buone, ho sopportato poco la venerazione al
limite dell’idolatria per questo personaggio. La ricerca di un capo popolo,
quasi di un ducetto o di un uomo della provvidenza. Sono cresciuto male, lo
riconosco e penso che oltre ad analizzare, fino a spaccare il capello,
qualsiasi roba ci capiti nella vita, le migliori cose si facciano non solo
attraverso il talento dei singoli ma mediante un’organizzazione collettiva.
Insomma, non mi piace il culto del capo e, forse, anche per questo non ho mai
amato alla morte José Mourinho. E con lui non sarei andato all'inferno, citando
le parole di un celebre striscione esposto qualche tempo fa. Detto questo,
riconosco che José ha fatto anche cose buone pur non essendo Mussolini (…), ha
riportato un trofeo europeo a Roma regalando un’indimenticabile giornata di
festa a una città intera. Poi, ha perso anche quattro derby su sei ma questa è
un’altra storia. Io, comunque, non lo avrei preso in quella primavera che
sembra una vita fa e c’era ancora il coprifuoco la sera per la pandemia, e non
lo avrei esonerato ora, affidando le redini della squadra a un giovane quasi
esordiente e con poca esperienza. Insomma, lo avrei tenuto almeno fino al
termine della stagione. Senza promesse di eternità o viaggi verso l’inferno.
Quelli, semmai, potrei farli solo con la Roma che esiste ed esisterà nonostante
personaggi più o meno importanti che, comunque e ricordiamolo, sono sempre di
passaggio. Sic transit gloria mundi. Vale anche nello sport, nel calcio e vale
anche per José Mourinho.

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