RADICAL CHIC

Manifesto una discreta simpatia nei confronti di alcune categorie di soggetti messi alla berlina dagli epigoni di un certo pensiero popular populista.

Tra questi i cosiddetti ‘radical chic’, termine coniato per la prima volta nell’ormai remoto 1970 da un giornalista americano, Tom Wolfe, che attaccava pesantemente quegli artisti che sostenevano anche con raccolte fondi i militanti delle Pantere Nere .

Altri tempi e son passati, ahinoi, più di cinquant’anni, ma la caccia al radical chic è aumentata in questi anni di populismi di successo.

E, in fondo, non mi dispiacerebbe essere etichettato qualche volta come radical chic. Certo, mi manca la villa a Capalbio o in altra raffinata località dove trascorrere l’estate, le piste di sci d’inverno, e non vivo neanche in un quartiere borghese. Però, come un qualsiasi e fottuto radical chic, potrei essere tacciato di leggere troppi libri, di guardare con curiosità e interesse i film d’autore, di disprezzare i cine panettoni e, tutto sommato, anche Checco Zalone che proprio non mi fa ridere. Poi, solidarizzo con gli ambientalisti, apprezzo chi si sposta in bicicletta o col monopattino, insomma la mobilità sostenibile, non sopporto chi scavalca la coda o taglia la strada ad altri automobilisti o  parla ad alta voce

Poi, sono per l’apertura delle frontiere, non considero i migranti una calamità nazionale, soprattutto non li considerò tutti come potenziali ladri, rapinatori e stupratori. Però, da bravo radical chic non me ne porterei a casa neanche uno, anche perché vivo in un appartamento di sessanta metri quadrati.

Guardo con curiosità le persone esuberanti e stravaganti anche se non posso neanche più permettermi di essere come loro, quindi, propendo per un look assolutamente ordinario.

Mi preoccupo delle diseguaglianze sociali e sono consapevole pure di vivere dentro un sistema economico che produce fame, disperazione e miseria. Con il vantaggio di vivere nella parte del mondo più fortunata, senza il problema di mettere insieme il pranzo con la cena. E vorrei farmi carico dei problemi del mondo, ma vorrei ma non posso. O, in fondo e da bravo radical, neanche lo voglio più di tanto. Confuso dal pensiero di come trascorrere il week end. Trovare un film d’autore, uno di quei mattoncini da guardare in sale neanche troppo piene. Con pose da intellettuale, ma senza occhialetti e, soprattutto, senza la casa a Capalbio o a Cortina.

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