REAZIONARI

Questa mattina ero in un bar in attesa del mio cappuccino. C’era una TV accesa sul canale di Rainews e in basso scorrevano i titoli di alcune notizie fresche di giornata. Una in particolare mi colpiva; nove licei occupati a Roma, i presidi chiedono l’intervento della Polizia. Qualche giorno fa leggevo della lettera di un genitore di uno studente di un liceo romano (ancora), il Tasso, che proponeva una petizione (!) per porre fine alle occupazioni delle scuole.

 E questa mattina, proprio per non farmi mancare nulla, sulle pagine di una rivista on line assai vicina a certe aree politiche di movimento, apprendevo la news di una serie di sgomberi effettuati dalle cosiddette forze dell’ordine in diverse città e riguardanti occupazioni per lo più a carattere abitativo. 

Insomma una bella vantata reazionaria e repressiva di direbbe. Ragiono, tuttavia, su un altro elemento di riflessione. Il livello del conflitto sociale in Italia è assai basso, anche se non mancherebbero i motivi e le ragioni per irritarsi ben oltre la borghese e raffinata indignazione. Basti pensare che questo governaccio di fascisti ha abolito solo la scorsa estate il reddito di cittadinanza senza che ciò scatenasse chissà quale rivolta popolare. Per non parlare del salario minimo e della legge di bilancio in discussione in questi giorni in Parlamento che accontenta soltanto i soliti padroni del vapore, gli odiati (un tempo) burocrati di Bruxelles e quelle categorie sociali che rappresentano il terreno elettorale degli attuali governanti. 

Non c’è conflitto sociale se si esclude qualche manifestazione con buoni numeri di partecipazione a sostegno della causa palestinese e gli oceanici cortei dello scorso 25 novembre organizzati da ‘Non una di meno’.


 

Ma questo governo sente comunque l’esigenza di strette repressive. Iniziando dalle scuole, insomma educare subito all'obbedienza. Con il supporto di sbirri, presidi ormai diventati manager e genitori reazionari.  Perché non si sa mai e prevenire è sempre meglio che curare. Non sia mai, appunto, che un giorno scoppiasse una rivoluzione. O. almeno, una scintilla di rivolta. E che Dio, o chi per lui, volesse.

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