SCIOPERO

Per la giornata di oggi, venerdì 15 dicembre, era stato indetto uno sciopero nel trasporto pubblico. Sciopero riguardante lavoratrici e lavoratori non, come si usa dire con un’affermazione per conto mio orribile, sciopero di autobus e metropolitane. Scioperano gli esseri umani non le macchine e se le parole hanno un senso e segnano il cosiddetto binario del pensiero (restando in tema di treni), ecco che, quindi, parlare di sciopero di autobus o metropolitane, come scrivevo, indica quasi una subalternità del lavoratore alla macchina una sua mera strumentalità.

Ma non è neanche questo il punto centrale della questione. Ora, succede ormai da qualche mese, ogni volta che qualche organizzazione sindacale proclama uno sciopero per le lavoratrici e i lavoratori del trasporto pubblico scatta la fascistissima precettazione del ministro dei trasporti che si chiama, ahinoi, Matteo Salvini. E che ha trovato su tale questione una buona occasione per ottenere quella visibilità mediatica che cerca sempre e a ogni costo. Le ragioni addotte per queste precettazioni sono sempre le stesse. Le esigenze di tutelare il diritto alla mobilità di cittadine e cittadini che devono spostarsi per motivi lavorativi o altro. Sotto Natale magari anche per acquistare regali e consumare. Tali ragioni, evidentemente e secondo l’ineffabile ministro, prevarrebbero su quelle di chi lavora su autobus e metropolitane e reclama legittimamente migliori condizioni salariali e di sicurezza.

E’ chiaro che dietro ai numeri di Salvini c’è un chiaro attacco a quel che resta del diritto di sciopero. Ma, in un impeto di onestà intellettuale, occorre dire che, al momento, la battaglia la sta vincendo proprio lui, il beota ministro milanese. Anche perché gli piace un po’ vincere facile di fronte alla debolezza ormai acclarata dei lavoratori e delle loro organizzazioni. In altri tempi, si direbbe migliori, il ministro Salvini sarebbe stato respinto con tutti i suoi pruriti reazionari, disobbedendo alle precettazioni e bloccando il paese se necessario. Ma oggi chi ha la forza di far questo? E quanto alla cosiddetta opinione pubblica non sono proprio convinto che le mosse di Salvini non riscuotano un certo consenso in tempi di cervelli all’ammasso, di assenza di qualsiasi forma di solidarietà sociale e di affermazione di un modello corporativo che nega o, comunque, ridimensiona qualsiasi conflitto sociale. Non c’è che da sperare in tempi migliori. Che, in ogni caso, non piovono dal cielo ma vanno costruiti. 

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