PALAZZINA LAF di Michele Riondino 


In questa sua prima opera cinematografica Michele Riondino ci racconta una brutta vicenda riguardante una fabbrica, l’ILVA di Taranto più volte balzata agli onori (…) della cronaca, Stavolta non si parla degli effetti nocivi sulla salute di lavoratori e lavoratrici, nonché di chi vive nei pressi degli stessi stabilimenti, delle emissioni cancerogene, dei morti di tumore. Che, comunque, restano sullo sfondo di questa interessante narrazione cinematografica e nei colpi di tosse del protagonista, l’operaio Caterino Lamanna.

La vicenda al centro di questo racconto cinematografico riguarda, invece, una storia che possiamo definire di mobbing. La palazzina LAF  che da il titolo al film, è l’edificio nel quale nella seconda metà degli anni novanta la nuova direzione dell’ILVA che aveva rilevato l’azienda dallo Stato relegava i lavoratori e le lavoratrici non disponibili a piegarsi ai diktat aziendali che promettevano feroci ristrutturazioni. In quella palazzina finivano i lavoratori sindacalizzati e coloro che non accettavano il demansionamento con tutto ciò che comportava in termini di salario e qualifiche professionali. E in quella palazzina si stava senza fare praticamente nulla. Costretti a un ozio forzato, a una condizione che, alla lunga, finiva per causare squilibri psicologici.

Protagonista di questa storia è il già menzionato operaio Caterino Lamanna che viene assoldato da un capetto della direzione aziendale il dottor Giancarlo Basile e incaricato, in estrema sintesi, di fare la spia, Partecipando a scioperi e dimostrazioni solo per segnalare alla stessa direzione i lavoratori più conflittuali, quindi, spedito direttamente nella famigerata palazzina LAF. Caterino è un operaio assolutamente privo di coscienza, di quella che un tempo avremmo definito coscienza di classe, pronto a tradire i suoi compagni soltanto per migliorare la sua condizione. Senza rendersi neanche conto della gravità dei suoi comportamenti.

La vicenda della Palazzina LAF approdò nella aule di giustizia e si concluse con la condanna, tra gli altri, di Emilio Riva presidente dell’ILVA. Un nome assai noto nel campo dell’imprenditoria italiana; ricordo, ad esempio, che fu uno dei cosiddetti ‘capitani coraggiosi’ ingaggiati nel 2008 dal governo Berlusconi per risanare l’Alitalia. Sappiamo com’è andata a finire.

Un interessante film che ci parla di reparti confino che, peraltro, non rappresentano una specificità di questa fabbrica, l’ILVA di Taranto ma che hanno interessato altre e diverse aziende tra le quali come non citare la Fiat.

Da rimarcare, in particolare, le interpretazioni dello stesso regista Michele Riondino e di Elio Germano, per conto mio uno dei migliori attori italiani in circolazione. Decisamente consigliato.   

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