IL DISPREZZO di Alberto Moravia
Romanzo pubblicato nel 1954 e, in qualche modo, riconducibile nella trama e
nel contenuto al precedente ‘L’amore coniugale’ , ha come tema centrale quello
della famiglia borghese e, segnatamente, del matrimonio e la relativa
convivenza dentro una famiglia borghese. Siamo nella Roma degli anni cinquanta
e Riccardo Molteni è uno sceneggiatore costretto a lavorare per opere
cinematografiche distanti dalle sue ambizioni e dal suo sentire. E’ sposato con
Emilia e, all’inizio del rapporto, tra i due c’è un legame viscerale, insomma
un grande amore. Che, tuttavia e nel tempo, e soprattutto da parte di lei, si
trasforma prima in indifferenza, quindi, in vero e proprio disprezzo. Un
disprezzo che Riccardo non riesce a capire e del quale cerca, inutilmente, di
chieder conto alla stessa Emilia. Nel frattempo è preso dalle inquietudini del
suo lavoro di sceneggiatore. A proposito del quale è interessante una
valutazione che si fa nel libro; la sceneggiatura in un film è probabilmente
più importante della stessa regia e, tuttavia, il ruolo dello sceneggiatore è
sempre posto su un piano subalterno e quasi nascosto rispetto a quello del
regista. Chi ricorda lo sceneggiatore di quel film tanto di successo?
A parte quest’interessante divagazione e tornando al contenuto del romanzo
di Moravia, Molteni viene scelto dal produttore, Battista un uomo descritto
quasi come rozzo e cinico, per collaborare con il regista tedesco Reingold in
un film che dovrebbe riprodurre l’Odissea di Omero. Allo sceneggiatore
piacerebbe riprodurre l’Odissea tale e quale all’impostazione omerica mentre il
regista Reingold la vorrebbe reinterpretare in chiave freudiana. Il produttore
Battista, invece, attento agli interessi di cassetta vorrebbe tirar fuori una
specie di kolossal holliwoodiano. Non se ne farà nulla.
E, intanto, la relazione tra Riccardo ed Emilia si guasta definitivamente
fino al drammatico finale. Un libro, al solito, scritto con perfetto stile che
ripercorre temi e contenuti assai cari e ripetuti nella vasta opera di Alberto
Moravia. E che, in questa totale lettura dell’opera (omnia) di questo grande
romanziere non potevo certamente farmi mancare.
Dal romanzo, vale la pena ricordarlo, è tratto un bel film di Jean Luc
Godard.

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