DECLINARE

Apprendo che dal 14 al 17 dicembre I giardini di Castel Sant’Angelo saranno insozzati dalla presenza di svariati fasci e affini e collaterali presenti nell’annuale festa di Atreju. Apprendo pure, e mi si passi l’ignoranza ma, del resto, non ho mai preteso di possedere tutta l’infinita conoscenza dello scibile umano, che Atreju è uno dei protagonisti del romanzo ‘La storia infinità di Michael Ende.

La festa di Atreju, kermesse dei fratellini (e sorelline) d’Italia si tiene, ormai, dal remoto 1988. Certo i tempi sono cambiati e gli organizzatori hanno adeguato la location ad ambizioni e potere.. Dalla vecchia sede di Colle Oppio, come si scriveva, ai suggestivi giardini di Castel Sant’Angelo, monumento che, in realtà, costruito originariamente per contenere le spoglie dell’imperatore Adriano, ha modificato nei secoli destinazione d’uso. Resta però in tutta la sua bellezza ed è, sinceramente, un peccato che si presti ad ospitare tale fetida accozzaglia di fascisti.

Quattro giorni di dibattiti e altro, si legge negli articoli di giornale e lo sguardo più o meno interessato cade non tanto sugli esponenti di partito ormai quasi tutti ministri o sottosegretari con l’auto blu, ma sui cosiddetti ospiti.

Leggo che ci sarà il nuotatore Gregorio Paltrinieri, il giornalista sportivo Fabio Caressa, quello che durante i mondiali di calcio del 2006 dopo la semifinale contro la Germania urlava ‘si va a Berlino!’, lo chef Gianfranco Vissani ma, soprattutto e la cosa mi amareggia profondamente, il ct della nazionale Luciano Spalletti.

Ora e devo confessarlo ho sempre manifestato un’intatta stima per Luciano Spalletti, tra l’altro, allenatore della Roma in due diversi cicli temporali. E, in fondo, ho cercato di comprendere le sue ragioni anche in occasione dell’annosa diatriba con Francesco Totti che ha ispirato anche una serie televisiva di dubbia qualità. In fondo, ho sempre pensato, pur non avendo usato troppo il buon senso aveva le sue ragioni nell’escludere il capitano della Roma ormai in odor di pensionamento. Ma sapere della sua presenza in una festa di fascisti, questo proprio no. E ciò vale per chiunque si rechi a parlare e dibattere con questi brutti ceffi. Ci si  consola pensando che qualcuno ha declinato più o meno cordialmente l’invito. Tra questi Francesco Guccini che tanti fasci dicono di ammirare profondamente. Fortunatamente senza essere ricambiati.

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