DO YOU REMEMBER COVID parte III
Si trattava, quindi, di pianificare le proprie giornate in look down,
chiusi in casa e tranne le uscite consentite. Facilitato in questo compito
dalla mia tendenza a trascorrere le giornate in un succedersi organizzato e
ripetuto di attività preordinate. Insomma, sapevo già come fare, avevo il
metodo, sapevo padroneggiare la cassetta degli attrezzi.
Innanzitutto, darsi delle regole. Non svegliarsi troppo tardi al mattino e
non fare le ore piccole di sera. Meglio per la salute fisica e mentale e per
darsi un’illusione di normalità. Brutta parola la normalità, lo so, ma non me
ne veniva una migliore.
Ricordo ancora la spesa al supermercato. Le file prima di entrare e tutti a
distanza di sicurezza. All’inizio senza una mascherina omologata per proteggermi.
Non se ne trovavano. Rimediavo coprendomi la faccia con qualche sciarpa come
facevo una volta in qualche manifestazione un po’ movimentata.
E il timore ad avvicinarsi troppo a qualcuno, Vedevo l’altro come un
possibile untore, qualcuno che mi avrebbe potuto rovinare la vita. O al quale
avrei potuto rovinarla io.
Perché, soprattutto nei primi giorni vivevo con il sacro timore di aver
contratto il virus. E le possibilità c’erano tutte. Avevo viaggiato su vagoni
affollati della metropolitana, preso aerei, viaggiato. Ero stato addirittura a
Bergamo solo alla metà di febbraio. La città che ora sembrava l’epicentro del
virus, la zona più colpita in termini e numeri di morti e contagiati.
Attesi, quindi, che scorressero i primi quindici giorni, quelli che, come
dicevano servivano affinché si contraesse il virus. Trascorsi quelli stavo più
sereno e tranquillo, insomma avevo la sensazione di averla sfangata nonostante
tutte le sottovalutazioni del caso.
Chi ci pensava soltanto pochi giorni prima che la situazione fosse così
tragica e che avremmo fatto questa fine? Tutti in casa, a parte quelli
indispensabili e necessari, ad organizzarci la giornata e a sperare di non
beccarsi il contagio in una delle rare uscite all’aria aperta.

Commenti
Posta un commento