NOVEMBER RAIN
Ieri, la tipica domenica di novembre. Cielo coperto e ogni tanto pioveva.
Mancavano solo le note dei Guns N’Roses della celebre ‘November rain’.
Se pensi a novembre immagini proprio una giornata così, di quelle che
preferiresti restare sotto le coperte o le lenzuola viste le temperature ancora
alte. Perché, cosa mai ci può essere di interessante là fuori con quel cielo,
quelle nuvole e la pioggia che va e viene?
Novembre mette malinconia? Non saprei. A me, in fondo, non dispiace
l’autunno e neanche l’inverno. Decisamente più vivibili rispetto all’estate con
quaranta gradi o giù di lì. Quando si suda a star fermi. E’ sano pragmatismo
niente più.
C’è, invece, chi si atteggia ad amante delle calde stagioni perché si
ritiene una persona solare, allegra, una compagnia sempre allegra e sorridente.
Personalmente non amo la pioggia e preferisco una giornata di sole a una
con il cielo abbottonato, ci mancherebbe. Ma non sopporto il caldo, l’umidità e
l’appiccicume addosso. Quindi, cosa dire? Meglio novembre di luglio?
Probabilmente sì.
E, comunque, nonostante il cielo coperto e la pioggia che andava e veniva
sono uscito da casa per i soliti giri. Con le strade più vuote di domenica.
L’edicolante era sempre al suo posto di combattimento e il caffè al bar non
diverso dagli altri giorni. Mancava il fastidioso signore con quel cane grosso
che occupa metà del locale. E, lo confesso, a me i cani piacciono ma a
distanza. Meglio così.
La domenica, poi, si va allo stadio. Almeno oggi. Un tempo si giocava solo
in questo giorno nel quale, pare, il Signore si riposò dopo sei giorni di
fatica a costruire e creare il mondo.
Ora si gioca in qualsiasi giorno della settimana e una partita alla
domenica della propria squadra del cuore è un’eventualità neanche troppo
frequente.
La partita è un divertimento soltanto prima che inizi. E non sempre.
Quando, prima di entrare allo stadio, prendi un aperitivo e fai due chiacchiere
con qualche amico.
Mentre sto seduto su un tavolino di un baretto gustando il mio Crodino
osservo un tizio che mi guarda fisso. Mi alzo e il tizio mi chiede, non mi
riconosci? No, non lo riconosco, e confesso sinceramente la mia mancanza. E’ un
tipo che veniva allo stadio e anche in trasferta una vita fa. Lo guardo meglio
e ora ricordo. Anche se è peggiorato assai. Invecchiato, sbiancato e mi viene
in mente la strepitosa scena di un film di Carlo Verdone, Compagni di scuola.
Aho m’arrendo, chi dovresti da esse? Mentre mi allontano, mi consolo pensando
che io, almeno, sono invecchiato assai meglio. Arrivo ai tornelli della curva,
il cielo è quello di novembre. Senza le note dei Guns N’Roses. November rain,
comunque meglio di una giornata calda, appiccicosa e umida di luglio.

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