PRAGA

La città di Praga si associa, generalmente, a vacanze romantiche e culturali e richiederebbe, sicuramente, un soggiorno sufficientemente lungo.

Ma come recita l’attacco di una celebre e vecchia canzone da stadio, nel cervello soltanto la Roma!

Quindi, quando all’inizio di settembre escono i calendari delle partite di Europa League, l’obiettivo è quello di strappare prenotazioni di voli e alberghi che consentano di arrivare con buon anticipo allo stadio e di spendere il meno possibile. Proposito assolutamente rispettato. Voli rigorosamente low coast e un prezzo straordinario per un soggiorno in un residence che (almeno quello) si rivelerà al di sopra delle più rosee aspettative.

Carta d’identità nel portafoglio, biglietto e carte d’imbarco, nello zaino il necessario per un soggiorno che durerà anche meno delle canoniche ventiquattro ore. Non mancano, evidentemente, nello zaino, tutti quegli accessori indispensabili visto che a Praga fa freddo. Meno, tuttavia, di altre occasioni nelle quali mi è capitato di calpestare il suolo della città teatro di una celebre primavera nel lontano e indimenticabile 1968 ma, comunque, prevenire è meglio che curare. Dunque, calzamaglia, termica, guanti e cappello di lana e pazienza se il tassista che mi accompagna a Fiumicino sta ancora a maniche corte.

Ryan Air offre sempre un buon rapporto qualità prezzo e il viaggio verso Praga sembra più un volo charter di tifosi che uno di linea. In queste occasioni la mia curiosità è rivolta a quei pochi passeggeri che viaggiano per motivi diversi dalla partita della Roma. Chissà come si sentiranno, forse come il marziano di Ennio Flaiano sbarcato improvvisamente sulla terra. Ma, domanda alla Marzullo, sono più alieni loro o noi che continuiamo a macinare chilometri superando ostacoli di ogni genere?

Comunque Praga è piacevole, non fa particolarmente freddo e il pranzo consumato in un ristorante del quartiere ebraico supera ampiamente la sufficienza., con una particolare nota per le peluches, polpette con i ceci assolutamente consigliabili ai palati fini e anche a quelli meno raffinati.

Grazie all’esperienza di un vecchio lupo di mare, uno che ha viaggiato in buona parte dell’orbe terracqueo e che si orienta ancora con le mappe cartacee rifiutando qualsiasi compromesso con la tecnologia, raggiungiamo lo stadio Eden Arena, con un tram che ci scarica in prossimità della loro curva. Ma con estrema dignità raggiungiamo il settore ospiti e, senza ulteriore indugio, prendiamo i nostri posti da combattimento.

In questi brevi resoconti evito di parlare troppo della partita e questo nobile e fiero proposito vale ancor di più in quest’amara e deludente circostanza. Sconfitta inattesa e ritorno mesto verso il centro della città dove cerchiamo con qualche affanno un posto dove mangiare qualcosa. Stavolta sbagliamo completamente la scelta optando per un ristorante italiano dove mangio una delle pizze peggiori della mia vita. Tanto che devo rifarmi con un gelato preso in un locale adiacente dove incontriamo altri compagni di ventura reduci dall’infausta serata.

Tornati in albergo è già tempo di mettere la sveglia e rifare lo zaino. Al mattino ci attende il volo di ritorno e nella sala d’attesa incontro uno stagionato tifoso che, tra il serio e il faceto, mi dice, ma ancora vieni a vedere la Roma? Ci stavi già ai tempi di Peccenini! Ne approfitto per ricordargli che Franco Peccenini era un bravo difensore e che in un lontano giorno di marzo di un anno remoto, il 1975, in un pomeriggio di pioggia che Dio la mandava, fece il cross per il gol di Pierino Prati che consentì alla Roma di vincere un derby storico. Quello che consentì un famoso sorpasso ai danni di una squadra che ci ritroveremo contro proprio domenica prossima. Ci salutiamo affettuosamente e penso con un po’ di disincanto e ironia di aver ricevuto in fondo un attestato di stima, Insomma, so soddisfazioni. O no? 

Ad majora.   

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