COME IN FRANCIA?

Si sblocca un ricordo ormai lontano. Anni settanta ed ero bambino e c’era l’autobus pieno di gente con fazzoletti e bandiere che si dirigeva verso una manifestazione. Probabilmente c’era qualche sciopero.

Sciopero, una parola molto in voga in questi giorni di ministri reazionari e precettazioni. Il protagonista è sempre lui, il ministro dei trasporti e delle infrastrutture nonché vice presidente del consiglio, al secolo Matteo Salvini. Uno che interpreta il suo ruolo politico non certo con la lungimiranza di uno statista, tanto meno con qualche progetto in testa di respiro più ampio. Diversamente, si comporta come un banale influencer, un tizio che cerca continuamente di guadagnare like, consensi.

E, attenzione, perché la battaglia di questi giorni contro il diritto di sciopero non è un capriccio passeggero del leader leghista e di chi gli sta accanto. Ma è una mossa ponderata che strizza l’occhio a quel senso comune reazionario e becero ma che, tuttavia, è ben diffuso in questo malandato paese. A chi non è successo negli ultimi anni di sentire qualche tizio accollare, che ne so, le inefficienze del servizio del trasporto pubblico agli stessi lavoratori? A lamentarsi per il ricorso degli stessi lavoratori allo sciopero? Dimenticando che in Italia esiste una delle leggi più restrittive in materia di diritto di sciopero nei pubblici servizi. Con l’obbligo di un preavviso di quindici giorni sconosciuto in altri paesi. 

Ma gli italiani, evidentemente, sono sempre meno informati, meno alfabetizzati, e sempre più egoisti e contraddittori. Pronti ad ammirare (a parole) i francesi quando bloccano il loro paese per settimane (loro sì che si ribellano!), ma solidali con il politico cazzaro di turno che il diritto a scioperare vorrebbe addirittura impedirlo. E che offende i lavoratori che scioperando perdono il proprio salario. Volendo essere un po’ ottimisti, in fondo, il pessimo Salvini offendendo i lavoratori che, a suo dire, sciopererebbero di venerdì per godersi meglio un week end al mare o in montagna, offre un’occasione su un piatto d’argento. Quella di fare come in Francia.

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