SUBURRA ETERNA di Ciro D'Emilio
Ho guardato nel giro di qualche giorno tutti gli otto episodi della nuova
stagione di Suburra (Suburra eterna) in onda su Netflix.
Quarta stagione e, per conto mio, assai peggiore rispetto alle precedenti
già di loro non proprio memorabili. Molto meglio il film del 2015 di Stefano
Sollima, molto meglio altre serie televisive incentrate sempre su fenomeni di
criminalità organizzata presenti in particolare in Italia.
Come, ad esempio, Gomorra, tutto un altro livello di storie, attori e
personaggi al quale, tuttavia, questa nuova stagione di Suburra sembra quasi
voler fare il verso.
Con il ritorno sulla scena criminale dopo qualche anno di Spadino, un po’
come Ciro l’immortale nella citata Gomorra.
In questa nuova stagione di Gomorra il cliché è sempre il medesimo. Intrecci tra organizzazioni criminali, politici e ambienti del Vaticano in una successione che sembra inarrestabile e senza fine e che prende spunto dalle inchieste giudiziarie di questi ultimi anni sulla cosiddetta mafia capitale. Ambientazione che sembra riferirsi al 2011 quando governo e giunta capitolina erano in crisi e le piazze erano attraversate da cortei assai determinati. Come quello del 15 ottobre del 2011 al quale si riferisce la scritta sul muro che appare al termine della serie. Oggi abbiamo vissuto, un’’immagine che rappresenta, per quanto mi riguarda, uno dei migliori momenti di una serie assai modesta e che risente della perdita di attori e personaggi, protagonisti delle passate stagioni.
Insomma, e se proprio si dispone di un abbonamento Netflix, si può anche
guardare ma senza grosse aspettative. E il pensiero a quel caro amico cinefilo
e alla sua massima, potevano anche non farlo, mi è balzato prepotente in testa
mentre concludevo, un po’ annoiato, la visione dell’ottavo e ultimo episodio di
questa serie TV.

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