EMOZIONI

Non ho mai apprezzato fino in fondo quello straordinario artista che è stato il cantante Lucio Battisti. O che è ancora perché certi pezzi musicali, come qualsiasi opera prodotta dell’ingegno umano, sopravvivono anche alla scomparsa dei propri creatori.

Succede perché si è detto e scritto e, forse, con qualche buon argomento, che il cantante di Poggio Bustone avesse simpatie per i movimenti di estrema destra. Poi, una volta postumo, lo hanno fatto anche tifoso della Lazio e le note di una sua canzone sono riprodotte da un altoparlante al termine delle partite della stessa, menzionata squadra di calcio.

Ora, però, non posso non provare godimento e ammirazione quando ascolto, per esempio, le note di Emozioni. Il sottile dispiacere, i fari spenti e chiamale se vuoi, e per l’appunto, emozioni.

Questo lungo preambolo mi tornava in mente questa mattina mentre compravo il giornale e le sigarette al distributore automatico. Peraltro, sbagliando la marca ma può succedere quando l’offerta è troppo vasta e frammentata

Le emozioni, quindi. Io, in realtà, tendo a controllarle, probabilmente per qualche cattiva spiegazione ricevuta nei tempi acerbi dell’infanzia e dell’adolescenza. Manifestare troppo platealmente le emozioni, mi diceva qualcuno, non era bello né elegante, tantomeno rispettoso verso sé stessi e gli altri. E, cosi e probabilmente, chissà quante cose mi sono perso.

E vivo con timore le situazioni nelle quali prevedo di non poter controllare interamente le mie emozioni. Con il rischio di esplodere come le nuvole in un cielo che ha aspettato troppo a lungo la pioggia.

E, allora, non resta che ascoltare le note di quelle canzone di Lucio che non posso non apprezzare. Nonostante si dicesse che fosse fascio e pure laziale.

E chiudere gli occhi per fermare qualcosa che non c’è, Tu chiamale se vuoi, emozioni.

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