ANATOMIA DI UNA CADUTA di Justin Triet
Palma d’Oro al Festival di Cannes, un ottimo biglietto da visita, uno
straordinario assist per andare a vedere questo film della regista francese
Justin Triet. E, al termine della visione, si è rivelata un’ottima scelta.
Anatomia di una caduta, nel titolo troviamo già il fondamento di questa
storia raccontata in una pellicola lunga ben due ore e mezza.
Una tranquilla famiglia francese che vive in un altrettanto tranquillo
chalet di montagna. Moglie, marito e figlio con disabilità visive e un cane
assolutamente fedele. Lei scrittrice di discreto successo, lui insegnante con
ambizioni, ancora, di scrittore. Senza che alle medesime ambizioni e
aspettative corrispondano adeguati riconoscimenti.
Tutto scorre e sembra quasi di assistere a un’ordinaria commedia francese,
spassosa ma niente di che insomma, quando accade il fatto decisivo. L’uomo
precipita dal balcone, forse si è suicidato o forse no, la polizia indaga e
mette sotto accusa la donna costretta, quindi, a un lungo processo. Un processo
nel quale, inevitabilmente, viene coinvolto il piccolo affetto, come già
accennato, da disabilità visive in
conseguenza di un incidente causato proprio dalle distrazione del papà. E,
ancora, emergono altre figure importanti, glia avvocati delle due parti e la
giovane che assiste e accompagna il piccolo durante l’intero svolgimento del
processo.
Senza alcuna intenzione di rivelare la trama e il finale del film, insomma
di spoilerare, come definire questo film? Difficile incastrarlo in un genere
ben definito, thriller, poliziesco, commedia o giallo psicologico. E tutto
questo e non solo questo.
Si parla di cadute, non solo quella fisica dell’uomo ma anche del rapporto
tra i due compagni, di relazioni con i figli, di elaborazione del lutto e,
soprattutto, della diversa prospettiva dalla quale si possono osservare e interpretare
determinati fatti e accadimenti. E ho trovato davvero strepitoso e decisivo
nella trama dell’intero film un dialogo tra l’assistente del piccolo e lo stesso
bambino. Di fronte a un dubbio bisogna decidere la direzione da prendere per
sciogliere il dubbio stesso. E ciò determinerà anche la conclusione della
vicenda umana e giudiziaria della donna accusata di omicidio.
Un film assai lungo incentrato sui dialoghi, non solo la traduzione
italiana ma anche l’inglese, che vale assolutamente il prezzo del biglietto. E
che lascia spazio a tante riflessioni. Insomma che lascia qualcosa allo
spettatore che esce dal cinema. E, in fondo, è la cosa più significativa che possa
succedere quando si guarda un film, o si finisce di leggere un libro.

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