DERBY 

Confesso di vivere la mia passione per il calcio, meglio per la mia squadra del cuore - come si dice - come una specie di religione. E considero la partita una sorta di messa comandata, un rito da osservare e da rispettare con estrema serietà. Quindi, sopporto poco chi, durante la partita, si deconcentra, parla con il vicino di questioni che nulla hanno a che vedere con quanto sta accadendo in campo. Quando c’è la partita, quando gioca la Roma, non si può discutere d’altro, fosse anche la più complicata e delicata questione internazionale.

 

E, poi, ci sono i tifosi tiepidi, quelli che dicono di tifare, appunto, per una certa squadra perché così fan tutti. Di che squadra sei? E rispondono, della Juve, dell’Inter, del Milan o della Roma o altro ancora. Un tempo ti accorgevi della loro infedeltà quando di sera andavano ancora in giro a chiedere il risultato della partita disputata nel pomeriggio.

Lungo preambolo perché da poche ore sono uscito, fortunatamente indenne, dall'ennesimo derby. Una partita diversa dalle altre che, personalmente, vivo come una specie di supplizio. La cancellerei volentieri, organizzerei, magari e se la cosa fosse possibile e potesse riscuotere successo, una petizione popolare per abolirlo. E quando finisce in pareggio, senza vinti né vincitori, avverto comunque una sensazione di sollievo. E’ passata, almeno per ora. 

Il vero tifoso vive il derby con ansia, angoscia, ogni qual volta la squadra avversaria conduce il gioco si ferma il respiro, gli ultimi minuti di un partita con il risultato in bilico una specie di agonia. Ci sono, invece, quelli che considerano questa partita una sorta di divertimento ludico. Gli piace l’atmosfera del derby, così dicono, gli sfottò, i confronti dialettici e tutto quello che accompagna questa partita così diversa dalle altre. Ho beccato qualcuno di questi tizi in una delle numerose chat di what's up alle quali sono, mio malgrado, iscritto. E leggendoli e disprezzando fieramente la leggerezza con la quale affrontano argomenti così delicati ho pensato che, tutto sommato, sono persone assolutamente invidiabili. Che non affrontano il pesante macigno delle settimane che precedono i derby di campionato con tutto quello che può anche succedere dopo. Ma anche soggetti che non capiscono e non potranno mai capire la psicologia di un tifoso malato per la propria squadra del cuore. Dovrebbero almeno leggere quel capolavoro di Nick Hornby, Febbre a 90, per conto mio il miglior romanzo scritto sul tifo calcistico per capire che, il calcio per chi lo vive in un certo modo non è un divertimento ma un universo serio e stressante come il lavoro. E lo stesso divertimento esiste per il tifoso come gli alberi che cadono; presumiamo che possa succedere ma non ne siamo certi. E, comunque, pure sto derby come il Natale in una celebre battuta da cine panettone, ce lo siamo levati di torno.

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