COMPETIZIONE
Gareggiare, competere, dimostrare il proprio valore, meritare ciò che si
ottiene! Verbi, parole, espressioni assai ricorrenti negli ultimi tempi dove,
solo per citare un esempio, anche un importante ministero reca il magico
riferimento al merito.
Mi scriveva proprio ieri un’amica della sua attesa un po’ ansiogena per una
prossima competizione sportiva alla quale, pare, è stata chiamata a
partecipare. A parte le rassicurazioni di rito ho ripensato alle turbolenze
della mia testa talvolta pensante in occasione di simili circostanze. Ovvero,
quando mi è toccato cimentarmi in qualche competizione e non solo sportiva.
Agli estremi potevo ritrovarmi in due differenti situazioni. La prima
quando non mi sentivo proprio in grado di competere, di gareggiare nemmeno dignitosamente.
E, allora, ecco il sacro timore di rimediare qualche figuraccia epica, di
quelle che fanno ridere qualcuno, o più di qualcuno, e restano nella propria
testa chissà per quanto. E beati, davvero, coloro che riescono ad affrontare
tali situazioni con un spirito si direbbe quasi olimpico o, comunque, con
grande filosofia. Che, comunque, ci provano e non tengono conto, o almeno
mostrano di non tener conto di quanto possano pensare gli altri. Dell’altrui
giudizio. Perché, in fondo e dietro quest’insofferenza nel mettersi alla prova,
nel mettersi in gioco, nell’indulgere in un atteggiamento che porta a non
prendere alcun rischio e, quindi, a non mettersi mai in gara, c’è proprio il
timore del giudizio altrui. Del quale, invece, bisognerebbe davvero non tener
conto.
Ed ecco la seconda situazione. Sono bravo, sono tra i migliori, quindi un
risultato negativo rappresenterebbe una delusione enorme. Stavolta c’è la vera
e propria ansia da prestazione. Sei bravo, sei forte e, quindi, devi vincere.
Anche giocando male, anche inibendo qualsiasi forma di divertimento o piacere
ludico.
In realtà ho sempre detestato la competizione, la gara e credo che, anche
se avessi posseduto particolari qualità tecniche o atletiche che mi avessero
consentito di primeggiare in qualche sport, non avrei mai e poi mai sopportato
il carico mentale e psicologico di tanto stress. In fondo la penso esattamente
come quel grande tecnico di calcio che disse che il suo mestiere, appunto da
allenatore, era il miglior mestiere del mondo. Peccato che ogni tanto si
dovessero giocare le partite.

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