STORIE DI TUTTI I GIORNI
Anche questa mattina mi sono svegliato ed è già una buona notizia. Come dice un vecchio e saggio adagio, del doman non v’è certezza e siamo comunque destinati a soggiornare su questo pianeta soltanto per alcuni decenni. Poca roba rispetto all'infinità temporale e anche spaziale della storia. Pensa un po’, ad esempio la guerra israelo palestinese iniziò nel secondo dopoguerra, anno 1948, riportano i migliori e peggiori manuali di storia, e io non ero ancora né nato né concepito. Eppure e a livello di storia cosa vuoi che siano un’ottantina di anni o giù di lì?
Il traffico è quello che è, come d’abitudine di giovedì mi risparmio il
calvario del trenino Roma Lido ormai ribattezzato Metromare. Che, poi, metro de
che se passa ogni ventidue minuti se va bene? C’è un ingorgo nel solito
tratto, ormai il traffico si conosce rallentamento per rallentamento, mi
distraggo ascoltando la radio. Mica tanto. Ascolto qualche replica su RadIo
Onda Rossa, ricordo un celebre spot di qualche tempo fa, la radio della comunicazione
antagonista o un altro ancora e forse più recente che faceva la radio di chi se
la sente. Acuti giochi di parole. Una trentina di minuti in macchina con
qualche ingorgo e tratti più scorrevoli mi consentono di ascoltare le parole di
un palestinese che racconta la sacrosanta lotta del suo popolo e, poi e ancora,
l’intervento di uno studente liceale minacciato qualche giorno fa dai fascisti.
E quando dice che, di questi tempi, i fascisti nelle scuole si sentono
abbastanza tranquilli perché stanno crescendo m’inquieto un po’.
Arrivo comunque a destinazione parcheggio agevolmente e mi dirigo verso l’edicola gestita dal solito signore con il cappelletto della Roma, quindi, simpatico e amabile per definizione. E’ tempo di prendere la metropolitana ma dopo una sola fermata il treno si guasta e siamo invitati tutti a scendere. Poi dice che la gente s’incazza, dice una giovane donna mentre sgomita per entrare nel treno successivo ancor più affollato del solito. Ma magari fosse, penso sommessamente mentre il treno riprende la sua marcia e la mia testa è un minestrone di pensieri che sfociano nell'amara consapevolezza di una vita di merda. La mia e di tanti esseri umani che mi stanno appiccicati in questo viaggio sulla metropolitana comunque e fortunatamente breve. E che, come la vita di ciascuno di noi, forse non farà la storia.

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