LIBERTA' DI PENSIERO
Senza voler entrare in complesse e sofisticate analisi geopolitiche in
merito alla questione israelo palestinese e alle tragiche vicende degli ultimi
giorni, la mia riflessione mattutina, mentre ascoltavo qualche notiziario
radiofonico e smanettavo tra vari siti d’informazione, era focalizzata su un
aspetto che trovo assai inquietante. La difficoltà di poter esprimere
all’interno di un qualsiasi dibattito pubblico (e spesso anche privato)
posizioni che non collimino esattamente con la vulgata imposta da certa
narrazione mainstream. Per essere più chiari e riferendomi allo specifico della
faccenda mediorientale,. in questi giorni stampa e telegiornali ci inondano di
drammatiche ricostruzioni dell’attacco di forze di resistenza palestinesi nello
scorso fine settimana. Vicende che inorridiscono ma che ritroviamo in qualsiasi
conflitto dentro le guerre che non sono mai belle e andrebbero sempre e, per
quanto possibile, evitate. In qualsiasi guarra o lotta di liberazione che dir
si voglia ci sono stati eccidi e vittime innocenti.
Ma il punto è assai più complicato. Si tratterebbe di comprendere le
ragioni, le motivazioni storiche e sociali che causano questo conflitto che si
protrae, ormai, da settantacinque anni. Si tratterebbe, magari, di mostrare non
solo i crimini di Hamas ma anche quelli dello stato d’Israele che,
incredibilmente, viene considerato dalle parti dell’occidente come un avamposto
di democrazia. Legittimo piangere quei giovani che sabato scorso pensavano a
trascorrere una serata di divertimento in un rave nel deserto ma come la
mettiamo con migliaia e migliaia di poveracci nella città prigione di Gaza
privati in questi giorni di tutto, acqua, luce, medicinali?
Nel dibattito pubblico prevale una sorta di presunta superiorità dell’occidente
nella logica di un’analisi fondata su uno scontro di civiltà. Noi occidentali
possiamo permetterci di tutto e anche di dirci esportatori di democrazia, Anche
se la storia sconfesserebbe tutto questo.
E i dibattiti su questioni assai complesse si riducono a una sorta di derby
calcistico. O stai da una parte, in questo caso dalla parte dello stato
israeliano, o sei un tagliagole come quelli di Hamas. Uno schema che abbiamo
visto spesso negli ultimi anni. In occasione della guerra in Ucraina e per le vicende
legate alla pandemia. E chi non si allinea al pensiero unico imposto da certa
informazione mainstream viene, nel migliore dei casi, additato al pubblico
ludibrio. Nei peggiori, si pensi alle vicende della gestione del Covid, dagli
obblighi vaccinali all’imposizione del green pass, addirittura oggetto di vere
e proprie persecuzioni.

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