FELICITA' di Micaela Ramazzotti
Cercando un
film in programmazione nel primissimo pomeriggio in un cinema non troppo
lontano da casa (quando si dice le comodità e la pigrizia), mi sono imbattuto
nel primo lavoro della giovane regista Micaela Ramazzotti già nota come attrice
di pellicole anche discrete come, per citare solo un esempio, ‘Tutta la vita
davanti’ di Paolo Virzi’ anno 2008.
La
protagonista è una giovane donna, Desirè con l’accento sulla e interpretata
dalla stessa regista, parrucchiera in un set cinematografico dove è conosciuta
con l’appellativo di ‘bicicletta’ per alcune squallide dicerie nei suoi
confronti. E’ una giovane donna ostaggio della propria famiglia,
dell’egocentrismo e l’irresponsabilità dei genitori, in particolare del papà
interpretato da Max Tortora, e della
fragilità di un fratello consumatore di psicofarmaci e con tendenze al
suicidio.
Divorata,
appunto, dalla sua famiglia e usata dal suo amante, un professore universitario
interpretato da Sergio Rubini, che usa la sua compagnia solo per sesso e non
per amore, la giovane Desirè si dimena, corre da un posto all’altro dove c’è
bisogno di lei, finisce per pensare troppo agli altri e trascurare se stessa.
Una trama,
quella messa in opera in questo film di Micaela Ramazzotti, con spunti anche
interessanti. L’ambizione di raccontare in qualche modo il declino culturale e
morale dell’Italia, rappresentato soprattutto qualche battuta e gag sul
razzismo e sui migranti. I temi del disagio mentale e una certa critica alla
famiglia che diventa spesso un luogo che alimenta e feconda malesseri piuttosto
gravi.
Una commedia
con l’ambizione, insomma, di affrontare e toccare temi sociali con la qualità e
la sensibilità, non so, di qualche film di Paolo Virzì ma che, troppo spesso,
si avvicina, invece, a un trashone di
pessimo ordine, al limite del cine panettone. Una minima indulgenza può essere
concessa, considerando che questa è la pellicola d’esordio della regista. Un
film, comunque, non imperdibile, per conto mio assolutamente sconsigliato
spendere i soldi del biglietto del cinema soprattutto con l’inflazione che
cresce e la benzina che aumenta. Guardarlo, al massimo, quando sarà trasmesso
sul piccolo schermo, su qualche network con abbonamento o senza, in una serata
nella quale non si ha niente di meglio da fare.

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