MEDEA di Euripide

Troviamo il racconto di Medea in diverse opere. Non solo Euripide ma anche Seneca, senza dimenticare lo straordinario lavoro di Christa Wolf del 1996. E la riproposizione cinematografica per merito di Pierpaolo Pasolini, e le numerose rappresentazioni teatrali di questo personaggio così discusso e controverso. 

Del resto il personaggio di Medea non è farina del sacco del vecchio Euripide che lo riprese da altre figure leggendarie già raccontate. 

Medea è una sacerdotessa di Colchide che s’innamora perdutamente di Giasone alla ricerca del vello d’oro. Lo aiuta a recuperare lo stesso vello ma, diversamente dalle sua aspettative, viene tradita dall’uomo che sposa Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto. 

Medea cerca quindi vendetta e, attraverso un veleno appositamente somministrato ai due malcapitati, uccide Glauce e Creonte per eliminare, successivamente, anche i due figli avuti con Giasone. 

Euripide racconta spietatamente la figura di Medea ponendo soprattutto l’accento sulla differenza tra greci e barbari ‘stranieri’ e sulla inevitabile superiorità morale dei primi. Mai, si legge nel testo dell’opera, una donna ateniese avrebbe osato tanto riferendosi, evidentemente, alla scena dell’uccisione dei figli da parte di Medea. 

Medea rappresenta, invece, una figura di donna che si riscatta ed esce dallo stereotipo che la vorrebbe soltanto nel ruolo di madre. Aspetti, questi, che ritroviamo maggiormente nella citata opera di Crista Wolf e nel film di Pasolini. Rappresentò, comunque, anche al tempo di messa in opera da parte di Euripide una figura assolutamente scioccante.


 

Un classico importante da leggere con attenzione e magari in successione con gli altri già menzionati, utile sempre per accrescere e affinare il proprio sapere.

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