CIUFFI 

A quel tempo io ero un ragazzo… E’ l’attacco di una celebre e stupenda canzone di Francesco De Gregori, Buffalo Bill , anno 1976.

Ora, e oltre a nobili riferimenti musicali, quando io ero un ragazzo non giocavo a ramino né fischiavo alle donne e nemmeno mi toccavo orgogliosamente la pacca come un Giambruno qualsiasi. Però, come l’ormai ex compagno della premier, la camerata Giorgia Meloni, avevo un bel ciuffo di capelli che richiedevano, periodicamente, di essere sistemati e sfoltiti. Cosa che, durante il periodo dell’inquieta adolescenza, facevo assai malvolentieri. Tagliare capelli che erano cresciuti sulla mia capoccia neanche troppo faticosamente vista l’età fertile, mi sembrava un vero e proprio delitto. E poi, il capello lungo manifestava senza ombra di dubbio l’anima turbolenta e ribelle. E, quindi, resistevo agli attacchi di tanti adulti che mi dicevano, ma perché non ti tagli quei capelli. Che mi coprivano anche la fronte, nascondendo pure gli occhi, tra le poche cose belle che madre natura, o chi per lei, mi aveva donato.

I capelli lunghi, ecco, ci pensavo oggi perché devo andare dal parrucchiere per sistemare quei quattro peli o ciuffi che mi sono rimasti in testa. Il parrucchiere ho detto. Un tempo, e sempre quando ero ragazzo e non giocavo a ramino né fischiavo alle donne, chi faceva i capelli agli uomini era definito più comunemente barbiere. Perché questi tizi con le loro divise più o meno eleganti e colorate, agli uomini, oltre ai capelli, facevano anche la barba. Con i vecchi pennelli e rasoi di assoluta precisione.

Il parrucchiere, invece e propriamente detto, serviva per sistemare i capelli delle signore, operazione che richiedeva normalmente più tempo e accuratezza. E, sempre restando nello squallido ambito di stereotipi e pregiudizi, si tendeva a pensare che chi faceva il parrucchiere per donne manifestasse una dubbia virilità mascolina. Soprattutto se, magari, aveva nomi esterofili e che si allontanassero dai comuni Franco, Antonio o Giuseppe. Ad esempio, conoscevo un parrucchiere per donne che si chiamava Raul. Alla francese, quindi, frocio sicuro.

E, comunque, e a parte tutte queste sciocchezze del passato, la caduta dei capelli iniziata lentamente ma inesorabilmente e implacabilmente già dopo i venticinque anni, rappresentò il primo e tremendo segnale del tempo che scorreva e che mi avrebbe invecchiato pian piano. Nonostante qualche comico tentativo di arrestare la caduta con prodotti tricologici spacciati come miracolosi da qualche truffatore.

E, quindi, anno dopo anno, decennio dopo decennio, capelli caduti continuamente come foglie in autunno, sono arrivato al punto di farmene una ragione. Pochi ma buoni, ecco, e, incredibilmente meno capelli si hanno in capoccia e più spesso si sente la necessità di recarsi dal parrucchiere per sistemarli alla meglio. Per disporli in modo da eliminare antiestetiche pelurie sistemandoli secondo un ordine logico.

Con la paradossale conseguenza che mi capita di andare dal parrucchiere più spesso ora che tengo quattro peli sulla capocchia che, quando ero ragazzo ed ostentavo un ciuffo lungo e ribelle. E, giova ripeterlo, non giocavo a ramino, né fischiavo alle donne. E neanche mi toccavo continuamente la pacca come un Giambruno qualsiasi.  

 

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