GLI AUTONOMI volume V L'autonomia vicentinadi Donato Tagliapietra.

Proseguendo nella lettura della collana di libri editi da ‘Derive e Approdi’ e dedicata a quei movimenti che negli anni settanta e anche oltre furono definiti come ‘autonomi’, sono arrivato al quinto volume che si occupa di raccontare le lotte in quel periodo assai stimolante e conflittuale nella zona dell’alto vicentino. Dunque in un pezzo di Veneto diverso da quello padovano, nel cuore, si direbbe, del Veneto bianco già democristiano e, nell’attualità, fortemente leghista. E, non a caso, una delle domande che l’autore si pone è come sia stato possibile che da quelle immense lotte degli anni settanta si arrivasse, poi, nei decenni successivi, all’affermazione di quel sentire generale complessivamente edonistico ed individualistico all’incontrastato successo di un modello lavorista e corporativo che ha annullato qualsiasi istanza di conflitto sociale.

La zona dell’alto vicentino è piena di fabbriche e il destino quasi ineluttabile di chi ci nasceva, anche in quegli anni settanta, sembrava essere quello di una vita in fabbrica. A questa prospettiva si ribellarono, per l’appunto, quei giovani che in quel memorabile decennio scelsero di mettere in discussione tutti i capisaldi di quella struttura sociale. Di rifiutare il lavoro e, in particolare, di un lavoro in fabbrica particolarmente alienante. Con turni e ritmi rigorosi con modalità di sfruttamento particolarmente feroci. Uno dei passaggi significativi raccontati nel libro è quello relativo ai fatti di Valdagno del 1968 con l’abbattimento della statua di Marzotto. Uno degli episodi che molti considerano quasi simbolici e fondativi dell’intero movimento di quegli anni.

Nel libro si da conto delle diverse strutture costruite in quegli anni in quella zona così particolare, nella forza di quelle organizzazioni che costrinse padroni e padroncini a modificare le stesse strutture produttive. Con il decentramento e la formazione di piccoli stabilimenti e opifici, in sintesi con la definizione di quel modello industriale del nord est che rappresenta un passaggio fondamentale in quella filiera produttiva collegata con la Germania-

Ad assestare un colpo durissimo e forse decisivo a quel ciclo di lotte nell’alto vicentino, non fu tanto la macchina repressiva dello Stato con gli arresti seguiti al famigerato teorema Calogero, quanto un fatto drammatico avvenuto nell’aprile del 1979 quando l’esplosione di un ordigno causò la morte di tre giovani militanti. In seguito dopo l’ondata di arresti che ne seguì, un altro giovane compagno si suicidò in carcere a seguito di una detenzione ingiusta e immotivata e dopo che i suoi legali avevano più volte segnalato l’esigenza di liberarlo.

Un lavoro, questo, scritto da un militante del tempo, Donato Tagliapietra, coinvolto poi e per lungo tempo nelle vicende del processo del 7 aprile che racconta quel tempo con chiarezza e senza indulgere in inutili nostalgie.

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