CINEMA O SMARTPHONE

Risulta, ormai, assai complicato restare alla larga delle notizie su quanto avviene nel paese in cui si vive e nell'intero orbe terraqueo. Ci portiamo dietro aggeggi rettangolari con connessioni internet che ci consentono di sapere, o quasi, tutto in tempo reale.  Quindi, non ci si può isolare così facilmente. Certo, ci sono ancora luoghi dove ‘er telefonino nun prende’, ovvero, dove il segnale è insufficiente. E non solo in alta montagna o in qualche sperduta campagna dove ancora, e meglio, non sono stati installati voluminosi e inquinanti impianti che consentano, appunto, di ricevere e trasmettere dati.

Ad esempio, conosco un cinema dove e, all'interno delle salette, lo smartphone si riduce a un ingombrante e inutile oggetto tenuto in saccoccia. Avevo, ad esempio, pensato di chiudermi in quel cinema a guardare un buon film pur di non sapere svolgimento e risultato di una partita di calcio che interessava una squadra a me non proprio simpatica. E’ successo lo scorso sabato ma, poi, la tentazione di un’ennesima giornata in spiaggia ha prevalso e, conseguentemente, anche quella di guardare la stessa partita sullo schermo dello smartphone che, in riva al mare, prendeva benissimo. 

Certo, esistono ancora individui che, nonostante maneggino con sufficiente dimestichezza i propri smartphone, non sanno niente di niente. Al massimo riciclano qualche notizia di seconda, terza o quarta mano condivisa e ricondivisa da amici da social o inoltrata più volte su whats up. E, in fondo, sono anche meritevoli di una punta d’invidia.

Tutto questo tormentone perché, in realtà, leggere notizie, e in particolare negli ultimi mesi, è diventata per me attività assai indigesta. Dover apprendere quotidianamente con sgomento, sconcerto, rabbia e quant'altro, le prodezze del governo attualmente in carico alimenta, quantomeno, i reflussi gastroesofagei.



Ieri, ad esempio e in ordine sparso, le nuove strette sui migranti. Il codice della strada con multe, sanzioni, ritiri delle patenti e quant'altro, e il voto in condotta che, se troppo basso, sarà causa di bocciature o rinvii a settembre. Insomma un campionario ormai quotidiano di norme repressive, il trionfo di principi da disciplinamento sociale, l’accanimento sempre mostrato nei confronti dei più deboli. Ieri i poveracci percettori del reddito di cittadinanza, oggi i migranti da recludere in quei lager chiamati CPR fino a diciotto mesi. Soggetti incarcerati senza aver commesso alcun crimine. E, poi, quando lo smartphone si spegne guardi intorno e vedi tante facce inespressive. Nessuna rabbia, al massimo si lotta per i pochi posti liberi sul vagone della metropolitana in arrivo dopo un’interminabile attesa. Quasi sette minuti. Aspettando il Giubileo che ci sarà nel 2025. C’è scritto anche questo sullo smartphone. Meglio andare al cinema forse.

 

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