RASSEGNAZIONE
Dopo le sei
e non ancora le sette, insomma prima di quello delle sette e trenta atteso dal
tizio protagonista del ‘Poster’ di Claudio Baglioni. Sei tu che aspetti quello
delle sette e trenta chiuso dentro il tuo paltò.
Non c’è
bisogno di paltò, a Roma e dintorni fa ancora un caldo pazzesco e pensare che
domani, da calendario, finisce l’estate.
Assisto,
spettatore pagante e munito di regolare abbonamento annuale metrebus con tanto
di foto appiccicata sopra, al quotidiano spettacolo offerto in una città
morente. Per spostarsi dai quartieri del litorale a Roma occorre affidarsi a
una linea, la cosiddetta Metromare, che offre una corsa ogni ventidue minuti.
Sì, ogni ventidue minuti, prima dell’estate erano quindici, salti di corse
permettendo, ed era già una vergogna. Parliamo di un’area con circa
duecentomila residenti e una corsa ogni ventidue minuti è molto meno, che ne
so, dei treni che vanno a Milano o a Napoli.
Ora, però, quello che salta agli occhi, almeno ai mei, è la sostanziale rassegnazione di chi è costretto a questa quotidiana via crucis. Qualche borbottio, e neanche troppi, insulti riservati soprattutto a ‘questi che fanno sempre sciopero’, consuete tiritere sui politici che ‘se so magnati tutto’, insomma la sostanziale incapacità a individuare cause e responsabili di questa schifezza rappresentata dal trasporto pubblico romano e, nella specifica, dalla famigerata linea Metromare.
Soprattutto, noto, e senza voler sentirmi migliore di nessuno, l’incapacità di pensare ad azioni collettive a qualche forma di lotta. Osservo, sempre da spettatore pagante, tutta questa gente che corre e sgomita all'arrivo del treno per guadagnarsi un posto migliore, magari a sedere. E’ l’unico sussulto, poi gli sguardi si posano su smartphone di ultima o penultima generazione, al più qualcuno parla con l’amico, con il collega di lavoro, con il compagno di scuola delle robe quotidiane più o meno importanti. E alla domanda, se questa cosa dei ventidue minuti debba durare ancora a lungo non c’è risposta. Sempre più sfumati sono anche i borbottii di qualcuno che si lamenta come faceva, sempre, il tizio di Poster di Baglioni. Non del governo e della Polizia, ci mancherebbe, ma dei lavoratori che scioperano. Sempre a fa sciopero questi, e intanto il treno arranca tra Tor DI Valle ed Eur Magliana. Poi, dopo esser scesi dal treno, ci tocca la linea B della metropolitana ormai ridotta ai minimi termini. Nessuna rivolta in vista solo un tizio, seduto vicino a me, che parla ad alta voce raccontando pezzi della sua vita. Pare che abbia frequentato la facoltà di Scienze Naturali per quattro anni insieme ad Alberto Angela. E che dire, so’ soddisfazioni, penso mentre sono costretto dall'elevato e insopportabile tono della voce del citato tizio a chiudere il mio libro. Con il medesimo disincanto e la stessa rassegnazione di chi, quotidianamente, fa i conti con i disastri di una città morente.

Commenti
Posta un commento