VACANZE PARTE SECONDA
Tornato da una breve vacanza scuriosavo, ieri, all’interno del sito di un famoso social dove sono regolarmente registrato e profilato. E mi colpiva quel che scriveva un mio amico in merito a un suo viaggio ancora in corso di svolgimento in un paese del nord dell’Africa.
Scriveva, appunto, che quel paese gli sembrava semplicemente bello per quanto girarlo si rivelava assai faticoso. E le vacanze , e lo sappiamo, possono essere anche faticose. Ma quel che mi colpiva maggiormente è la presa di coscienza, l’onestà di dire, anzi, e meglio ancora di scrivere (scripta manent), che non si rivela possibile poter parlare di una citta o, addirittura, di un intero paese dopo averlo visitato per pochi giorni e nei panni non del giornalista inviato, dell’antropologo o del sociologo nel pieno delle sue funzioni ma, semplicemente, del turista. Con tanto di infradito e macchinetta fotografica (o fotocamera smartphone
E pensavo a quante volte mi sono imbattuto in personaggi assai superficiali che pretendevano di dare lezioni socio politiche partendo dalle loro brevi esperienze in qualche luogo più o meno remoto. Te lo dico io che lì ce so stato!
Ecco, di questi tizi e dei loro giudizi e valutazioni ho sempre diffidato anche ripensando ai miei brevi o lunghi viaggi dei quali riesco a ricordare poco o tanto, mai tutto. E, soprattutto, al ritorno da quei viaggi in paesi più o meno vicini o lontani, famosi o sconosciuti, non ho mai avuto la presunzione di poter affermare di conoscerli in tutti i loro aspetti.
In realtà, quando andiamo in un paese per una vacanza il nostro punto d’osservazione solitamente è quello del turista più o meno colto o preparato. Un punto di vista che, spesso, ci impedisce di guardare quei posti fino in fondo attraversandoli, magari, laddove non si trova un’immortale opera d’arte ma una periferia disagiata. E conoscere una realtà significa calarsi nella stessa, viverci, respirarne gli odori senza avere addosso i comodi panni del turista. Per lo più occidentale.
Ma mi ha fatto piacere leggere questa considerazione, questa presa di coscienza, quasi quest’atto di umiltà. Nel tempo dei tuttologi, dove, appunto, tutti sanno tutto e capita assai frequentemente che qualche tizio dopo una settimana in un paese più o meno sperduto ti dica ‘aho te lo dico io che lì ce so stato!’

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