VACANZE

Non sono un ossessionato delle vacanze estive. E’ capitato spesso durante la mia vita, ormai non più breve, di trascorrere i mesi estivi in città. Di prendere ferie soltanto all’ultimo momento e quasi come un’inevitabile necessità. Ovvero, qualche giorno di ferie ad agosto bisogna pur prenderselo se non altro perché il caldo è eccessivo e anche qualche escursione al mare vicino casa può far piacere.

Preferisco gli spostamenti mordi e fuggi, pochi giorni lontano da casa, due o tre al massimo.

Tuttavia, ogni tanto penso al possibile piacere di una vacanza. O, come si diceva un tempo, di una villeggiatura.

Un viaggio in qualche inesplorata località o, meglio ancora, un buen retiro in un posto fresco di collina o di montagna.

Senza troppa gente intorno e, soprattutto, senza la necessità di stare sempre insieme a qualcuno. Sono abituato e quasi geloso della mia solitudine e sono, in fondo, un tipo assai strano. Dopo un po’ sono capace di stufarmi di chiunque, probabilmente anche di me stesso. Attaccato alle mie abitudini alle quali non vorrei mai rinunciare, desideroso di voler decidere cosa fare e quando farlo senza dipendere dalle altrui necessità e senza impegni presi o da prendere.

Eppure, c’è stato un tempo nel quale le vacanze mi piacevano davvero o, meglio, me le facevo piacere. Succedeva un po’ come a Capodanno che bisognava fare comunque qualcosa da poter raccontare. In una ricerca di una tossica normalità o per non apparire come uno sfigato che non aveva trovato niente da fare. Neppure un amico a fargli compagnia. Ora, invece, sono libero da quest’ossessione e posso godermi le vacanze senza farle. Però un viaggio in qualche città d’arte o, meglio ancora, un mese in una casa in campagna a scrivere, leggere, provare qualche cibo delizioso e passeggiare respirando aria preferibilmente fresca non mi dispiacerebbe. Una sorta di ossigenazione, insomma. Chissà e sarà per il prossimo anno sempre che Dio, o chi per lui, vorrà. 

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