GLI AUTONOMI volume IV di G. Ferrari e M. D'Ubaldo

Questo quarto volume della lunga collana de ‘Gli autonomi’, edizioni Derive e Approdi, era da parte mia la più attesa. Dedicato all’Autonomia Operaia romana, probabilmente quella più attiva, per iniziative, durata e numero di militanti insieme a quella veneta.

Il libro è scritto da due vecchi militanti, Giorgio Ferrari e Marco D’Ubaldo attivi in quegli anni settanta e anche successivamente seppur con qualche differenza nelle modalità d’intervento, nel metodo e anche nell’analisi politica.

E’ un libro che, seppur sinteticamente, ripercorre le principali fasi del movimento dell’autonomia operaia romana dall’inizio degli anni settanta e fino al cruciale 77 e anche oltre. Perché, caratteristica di questo importante spezzone di movimento come altri riconducibili all’autonomia è quello di essere sopravvissuto a ciò che avvenne in termini di repressione, riflusso e a tutte le trasformazioni sociali, anche  e ben oltre gli anni settanta.

In questo volume si evidenziano alcuni degli spunti di analisi del variegato movimento dell’autonomia operaia, la specificità romana dove, in assenza o quasi di insediamenti operai, si puntò soprattutto al radicamento in settori del terziario dove, tuttavia, molti lavoratori condividevano la condizione sociale dei lavoratori di fabbrica. Enel, Policlinico, Sip e altre imprese di servizio rappresentarono luoghi del conflitto dove maggiormente era radicata l’autonomia romana. Senza dimenticare le lotte per l’autoriduzione e per la casa e l’università la cui centralità contrappose, in qualche modo, l’attività politica soprattutto nel 77 dei due autori del testo. Ferrari, militante dei Volsci più attento alle dinamiche centrali nascenti all’Università, D’Ubaldo radicato più in uno specifico quartiere, consapevole della necessità delle lotte territoriali.

Un libro, a differenza dei primi tre giù letti di quest’impegnativa e voluminosa collana, scritto meglio. Con il limite di un’eccessiva brevità che lascia incompiute alcune analisi lasciando quasi al lettore il compito di ulteriori approfondimenti.

Interessanti anche alcuni capitoli alla fine del testo dove si ragiona sullo stato dei movimenti nell’attuale millennio e dell’attualità, o meno del comunismo.

Libro migliore dei precedenti ma che lascia un senso d’incompiuto e rimanda ad altri approfondimenti.

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