QUEL MERCOLEDÌ' DI UN ROMA LIVERPOOL DA CANI di M. Graziani

Sulla copertina di questo libro ben scritto da Massimiliano Graziani, oggi giornalista RAI, c’è l’immagine conclusiva di quell'evento che non fu soltanto una partita di calcio. L’ultimo rigore tirato in quella maledetta sera del 30 maggio del 1984, rigore trasformato dal centrocampista del Liverpool Alan Kennedy, un piattone destro che s’insaccò alle spalle del portiere romanista Franco Tancredi.

E’ un’immagine buia, scura, con il riflesso di poche e scolorite luci. Quasi un’immagine simbolica di una serata di calcio che per tanti rappresentò un vero e proprio disastro emotivo.

30 maggio 1984 e la Roma, per la prima volta nella sua storia (al momento ancora l’unica), disputava la finale del torneo europeo più prestigioso, la Coppa dei Campioni Il destino voleva che quella finale si giocasse proprio a Roma, allo stadio Olimpico. Sembrava, quindi, di assistere a un film con un finale giù scritto e inevitabilmente a lieto fine.

Ma al cospetto della squadra allenata da Nils Liedholm che, solo l’anno prima, aveva riportato lo scudetto a Roma dopo quarantuno anni di attesa, c’era un formidabile team, quello del Liverpool. Capace, negli ultimi sette anni di vincere già tre volte quella coppa che, ancora, non si definiva dalle grandi orecchie. Il Liverpool, insieme ad altri club inglesi spadroneggiava in campo europeo. La maggiore esperienza dei reds finì, quindi, per risultare un elemento decisivo.

Massimiliano Graziani racconta con una prosa asciutta quella lunga giornata e quel che di rilevante l’ha preceduta. E, ancor oggi, a distanza di tanti anni leggendo questo libro e, tornando inevitabilmente a quella serata amara, capita di versare qualche lacrima e non solo metaforica.

Mi è piaciuto, soprattutto, come l’autore descrive alcuni frames di quella giornata. In particolare, il surreale silenzio che accompagnò il deflusso dei tifosi romanisti al termine della partita. Interrotto, soltanto, dal rumore delle risacche dei caffè Borghetti gettati in terra e calciati dagli stessi tifosi ‘in una continuazione subliminale di partita’.

Mi sono ritrovato, personalmente, nel racconto cronachistico ed emotivo che l’autore fa in questo libro. E mi ha colpito quando scrive che, per lui, quella partita chiuse un ciclo della propria vita. Da quel giorno, scrive Graziani, decisi di non far dipendere la mia felicità dalle gesta di eroi che giocano a pallone. A me, che come l’autore del libro ero quel giorno allo stadio, questo non è successo. E la passione per il calcio continua a darmi emozioni probabilmente eccessive. E, talvolta, anche a generare nuovi disastri emotivi come accaduto solo qualche mese fa in occasione di un’altra finale europea persa dalla Roma ai calci di rigore.

Libro assolutamente consigliato agli amanti del genere e non solo. Con la sottolineatura di un piccolo errore. Gli applausi ironici di Paolo Conti ai tifosi della Tevere riguardano un Roma Torino della stagione 1979 80 e non 1978 79 come erroneamente indicato.

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