UNIVERSITA' DELLA STRADA

Spulciando sui profili social si trovano diversi
individui (soprattutto di genere maschile) che dichiarano, urbi et orbi, di aver frequentato l’Università della strada. Che, sarebbe a dire, me ne frego (stavolta ci può stare questa brutta espressione verbale) di libri, aule e professori assai tristi e il mio sapere me lo costruisco quotidianamente attraverso le esperienze e il vissuto. Confesso di detestare più meno cordialmente i predetti individui e il loro modo di pensare pur riconoscendo l’importanza che, nella crescita umana e sotto tutti i diversi e molteplici aspetti, assumono le esperienze fatte da ciascuno di noi, le relazioni, i comportamenti e quant’altro.

C’è però un aspetto di questa sottocultura presuntivamente stradarola che, oggi, voglio sottolineare e che, credo, possa aiutare a comprendere alcuni aspetti della società in cui viviamo.

Ecco, a me in fondo piace ascoltare le chiacchiere della strada, quelle che, un tempo, si definivano da bar. Oltre che nei bar, tra tavolini, cappuccini e aperitivi, certi discorsi si possono ascoltare anche in altri luoghi frequentati in modo confuso da soggetti delle più svariate condizioni sociali. Banchine delle metropolitane, supermercati, luoghi di lavoro eccetera eccetera.

Ascoltare questi discorsi mi aiuta a comprendere meglio in quale direzione si muove questo mondo in cui viviamo. Ad esempio, è interessante decifrare quella particolare classifica rappresentata dagli argomenti più dibattuti. Quelli più trendy. E non mi ha stupito, in fondo, ascoltare persone, che in genere non s’informano neanche sulle previsioni meteo del giorno che verrà, discettare sulla tragica vicenda dei cinque milionari del sommergibile naufragato in questi giorni in fondo all’oceano. Mi è capitato, appunto, di ascoltare un tizio parlare del sommergibile affondato con una precisione nei particolari pari soltanto alla mia sulla composizione della rosa della Roma. Si è anche scritto in questi giorni paragonando la vicenda di questi (comunque poveri alla fine) milionari con quella delle decine di migranti morti solo qualche settimana fa nel mare Egeo mentre tentavano di sbarcare nella fortezza Europa. Della diversità dei mezzi messi a disposizione per le ricerche e, aggiungo io, della differente rilevanza mediatica della notizia. E all’università della strada, pensavo, si è parlato molto più della sorte dei milionari che di quella dei poveri migranti. Ci sono morti che pesano come piume e morti che pesano come una montagna. Lo disse Mao Tse Tung uno che di strada ne fece parecchia.

 

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