MATURITA'

Maturità t’avessi preso prima! La strofa di una celebre canzone di Antonello Venditti per spendere qualche riga, ma proprio qualche, sugli esami che da alcuni giorni migliaia di studenti stanno svolgendo in tutta la penisola. Intanto, si chiama esame di Stato e non maturità dall’ormai remoto 1987 quando l’allora ministro dell’istruzione, Luigi Berlinguer, riformò la materia. Però, si sa questo è un paese fortemente attaccato alla tradizione e, diciamocelo, anche un po’ pigro e, allora, su quasi tutti gli articoli di giornali e simili si trova ancora il termine maturità. Che, a noi un po’ più stagionati, evoca ricordi lontani e fa scendere qualche lacrima vera o metaforica sul viso.

Ma tornando alla contemporaneità, colpiscono alcuni luoghi comuni, alcune frasi rituali che, di anno in anno, si ripetono a margine o al centro dei commenti sull’esame di Stato o maturità che dir si voglia.

Ad esempio quando si dice ai giovani in procinto di svolgere la prima prova d’italiano, abbiate coraggio e tenete a mente che questi giorni ve li ricorderete per tutta la vita!. Che può essere anche vero ma anche no e con sfumature assai diverse.

Io, ad esempio, ricordo ben poco dell’esame di maturità (si chiamava ancora così’ quindi vado bene) che feci, ormai, quasi quarant’anni fa. Ricordo le tante ore di studio che lo precedettero (per la prima volta nella mia vita studiavo veramente!) e le riunioni quasi segrete o mistiche che facevo con i miei compagni durante le quali ci scambiavamo informazioni più o meno credibili sulle prove dello stesso esame Così, veniva fuori, che ne so, che una delle prove scritte avrebbe riguardato Eugenio Montale o Umberto Saba perché a Tizio lo aveva detto Caio che andava sempre a mangiare la pizza con l’usciere del ministero dell’istruzione (ancora pubblica). E, poi, vuoi che non esce il tema sulla violenza dopo quello che succede negli stadi? Insomma, e come direbbe un mio amico celebre per la sua filosofia alquanto spicciola, na marea de cazzate! Così mi ritrovai, chiaramente a sorpresa, il tema sull’importanza della parola scritta sempre più sostituita (se ne parlava già e questo mi fa sentire meno vecchio) da altre e nuove forme espressive. Insomma, un tema che potrebbe risultare ancor oggi di stringente attualità.

Dei giorni dell’esame ricordo solo le corse un po’ grottesche e al limite del fantozziano per accaparrarsi i posti migliori, quelli maggiormente al riparo dagli occhi indiscreti dei componenti esterni della commissione. Che, poi a ripensarci bene, non è che gliene importasse troppo di quello che facevamo.

Finì, comunque, e per quanto mi riguardava in una mattinata di luglio con la prova orale e con l’affissione dei quadri che decretò un mio discreto successo. Poi, arrivarono le vacanze, le prime da ex studente e ricordo ancora la malinconia a ripensare a un ciclo della vita che, irrimediabilmente, terminava. Una malinconia, quella sì, che ricordo assai bene, molto di più dei giorni della maturità.

Commenti

Post popolari in questo blog