EGEMONIA CULTURALE

L’egemonia culturale è un concetto che, personalmente, trovo assai complesso e definito, anche, in modo confuso. Dovrebbe trattarsi di una sorta di dominio da parte di un élite, di una schiera d’intellettuali e pensatori che, in qualche modo e misura, impongono la propria lettura della società e del mondo condizionando il pensiero dominante.

Se è così, non posso che essere d’accordo con quanto dichiarato in un’interessante intervista da un fumettista, scrittore di successo, Zero Calcare il quale sostiene che, diversamente da quanto spesso affermato, nel nostro paese esiste un’egemonia culturale di destra.

E per rendersene conto basta osservare non solo gli esiti delle varie competizioni elettorali, tenuto conto, chiaramente, del livello d’astensionismo sempre più marcato, ma, anche, dai cosiddetti discorsi da strada, da autobus e da bar. Discorsi ai quali faccio particolarmente attenzione perché indicano la direzione verso la quale si muove la società.

Ragioniamo, ad esempio, in merito aglli ultimi e drammatici fatti di questi giorni, le piogge che hanno falcidiato una delle regioni più prosperose dell’Italia, l’Emilia Romagna.

Come vengono raccontati nell’informazione mainstream che è quella che, poi, condiziona pesantemente gli umori e le tendenze di larga parte dell’opinione pubblica. Ad ascoltare i notiziari e leggere quotidiani cartacei o digitali, saremmo in presenza di eventi naturali imprevedibili, calamità contro le quali nulla si poteva fare in termini di prevenzione. E, invece e ragionando con un minimo di fondamento scientifico, non è proprio così. I cambiamenti climatici, ormai, producono sempre più frequentemente eventi come quelli indicati contro i quali è sempre più difficile difendersi. Il consumo di suolo, le devastazioni ambientali operate sempre con l’unico obiettivo di massimizzare i profitti di qualcuno a discapito del benessere generale. Solo poche settimane fa questo pessimo governo in carica ha licenziato il cosiddetto codice sugli appalti, un’ulteriore liberalizzazione in settori delicati proprio in tema di tutela ambientale e del territorio a favore di alcuni settori economici, come quello dell’edilizia. E tanti che piangono i morti dell’Emilia Romagna oggi dovrebbero, invece, cospargersi il capo di cenere per aver contribuito a simili macelli.

Ecco, anche su queste narrazioni possiamo ritrovare una certa egemonia di un pensiero ormai dominante. Che ha imposto, soprattutto, la rassegnazione rispetto a determinati modelli economici e di sviluppo che, diversamente, dovrebbero essere criticati ferocemente e messi in discussione. Anche per salvare l’ambiente e le nostre vite. 

 

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