FANGO

Non è una passerella, ha affermato la camerata Giorgia Meloni mentre visitava alcune zone della Romagna colpite da un’alluvione nei giorni scorsi, look da battaglia, camicia verde, scarponi e qualche macchia di fango sugli jeans che fa sempre un certo effetto.

Tutto a uso e consumo di telecamere, l’immagine della premier che, commossa e colpita al cuore, torna dal Giappone di corsa per scendere da un aereo di Stato a Forlì per sincerarsi di quanto accaduto ed esprimere solidarietà è solo spettacolo buono per mietere o conservare consenso elettorale. Soprattutto se si pensa alle politiche di questo governo in materia ambientale, basti pensare al recente e scellerato codice degli appalti che concede, praticamente, licenza per qualsiasi operazione di consumo del suolo e del territorio.

Devo dire che simili spettacolini mi irritano profondamente e mi piacerebbe una bella e sana contestazione a questi personaggi che si presentano su luoghi colpiti da tragedie ampiamente prevedibili e, rispetto alle quali, sono anche politicamente responsabili. Altro, che non è una passerella, siamo a un’esibizione penosa e anche poco rispettosa. Se la camerata Meloni, in fondo, fosse rimasta in qualche suo studio vestita tutta caruccia e pettinata coordinando, da buona premier, le operazioni di soccorso e salvataggio, non sarebbe cambiato proprio nulla. Se non risparmiarci quest’ennesima sceneggiata di un personaggio politico in visita nel luogo del dolore. Almeno, in questo caso, abbiamo visto una fascista in mezzo al fango, in fondo il proprio habitat naturale.

 

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