CAFFE'
Tra le mie abitudini quotidiane c’è quella del caffè. Ne prendo tre al giorno, il primo a mezza mattinata, il secondo dopo il pranzo (il migliore e rilassante), il terzo verso le cinque, come l’ora della verità a Plaza de Toros.
Ricordo ancora un vecchio spot pubblicitario interpretato da quello straordinario attore che era Nino Manfredi. Che, gustandosi un caffè di una marca assai famosa, affermava con estrema chiarezza e semplicità, il caffe è un piacere, se non è buono che piacere è?.
Ecco, il problema è proprio questo. Bere un buon caffè e può capitare di vedersene servito uno pessimo. Non so, tipo quelle brodaglie che più che a un caffè fanno pensare ad acqua sporca. Un incidente simile può rovinare la giornata o, almeno e per un po’, il proprio stomaco.
Quindi, bisogna prestare attenzione a dove si prende il caffè, al bar o alla macchinetta (difficile trovarne un distributore che ne offra uno buono).
E, trattandosi di una bevanda tipicamente italiana, occorre prestare particolare attenzione quando ci si reca all’estero. Personalmente, e in queste evenienze, chiedo un espresso, aggiungendo, magari, il prezioso e anglosassone aggettivo ‘short’, nella speranza, in tal modo, di evitare brodaglie indigeribili. Non sempre funziona.
Il caffè è una specie di rito, qualcuno lo allunga con qualche liquore, altri lo prendono amaro per non annacquarne il sapore, oppure e diversamente, aggiungono zucchero in abbondanza perché ‘di amara c’è già la vita’. Botte di pessimismo in pillole.
Mi piace comunque il caffè e mi aiuta a rilassarmi e a trascorrere qualche piacevole minuto. Seguito, evidentemente, da una sigaretta da gustare tenendo in bocca, ancora, il gusto di un buon aroma. Sperando di aver bevuto un buon caffè nel ricordo del grande Nino Manfredi e di quella battuta pubblicitaria semplice ma assai efficace. Il caffè è un piacere, se non è buono che piacere è? Un po’ come la vita.
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