E' STATA LA MANO DI DIO di Paolo Sorrentino
Film
assolutamente autobiografico. Dietro il personaggio di Fabietto, l’adolescente
che, all’inizio del film, ha quindici anni, si cela il regista Paolo
Sorrentino. Che ci racconta, così e, a suo modo, pezzi importanti della sua
adolescenza, tra commedia e dramma, sorrisi e pianti.
Tutto
ambientato in un estate particolare per la città di Napoli, la stagione durante
la quale arrivò Diego Armando Maradona, il salvatore che avrebbe dovuto
riscattare la città del golfo da secolari amarezze e sconfitte. La mano di Dio,
appunto, come ricorda nel film uno zio di Fabietto, la mano di Dio non soltanto
per quell’astuto e celebre gol segnato agli odiati inglesi nei mondiali
messicani del 1986 dal pibe de oro ma, anche perché, proprio grazie a Diego, il
ragazzo Fabietto salva la sua vita nel giorno in cui perde tragicamente i suoi
genitori uccisi da una fuga di monossido di carbonio nella loro casa in
montagna a Roccaraso. Fabietto non si trova con i suoi genitori proprio perché
deve andare allo stadio a vedere il Napoli, a veder giocare Diego Armando
Maradona. La mano di Dio.
Dopo quel tragico evento la vita del ragazzo si snoda in una serie confusa di vicende, con l’inquietudine tipica di quella fase di crescita rappresentata dall’adolescenza. E, così, l’innamoramento sempre più forte per l’avvenente zia, il primo atto sessuale consumato con una vecchia baronessa, l’incontro con un giovane contrabbandiere che fa conoscere a Fabietto, cresciuto in una famiglia borghese, l’altra Napoli, quella proletaria e popolare dell’arte di arrangiarsi.
Fino al dialogo con il regista Capuano, un dialogo bellissimo, probabilmente la parte migliore dell’intero film. Decisamente un film apprezzabile per gli estimatori di questo singolare regista, Paolo Sorrentino, decisamente il più felliniano tra i contemporanei. Dialoghi e immagini forti, sconsigliato, evidentemente e come tutti i film di Sorrentino, per chi cerca un film con un trama asciutta e ben delineata.

Commenti
Posta un commento