PONTI
Quello più celebre, probabilmente, si trova a Brooklin, stato del Maine, United States of America. Ricordo ancora, una vita fa, la gomma del ponte, un celebre spot pubblicitario ai tempi poco al di là di Carosello quando, così pare, i bambini andavano a letto assai presto.
I ponti hanno spesso interessato le cronache in resoconti assai tragici. Chi non ricorda, era d’agosto e solo pochi anni fa, il crollo del Ponte Morandi a Genova? O per noi, abitanti della città eterna la rottura del Ponte di Legno vicino alla via Ostiense che, per benevolenza della sorte, non causò alcuna vittima.
I ponti, tuttavia e oltre i riferimenti materiali, sono utilizzati anche per illustrare simpatiche semplificazioni linguistiche e verbali. Il ponte è un prolungamento delle feste, complice un calendario amico che mette un giorno feriale in mezzo a due segnati in rosso. E, così, anche quel giorno di mezzo che, altrimenti, resterebbe un anonimo e maledetto giorno di lavoro e di fatica diventa occasione per gite al mare o in montagna o, perché no, per ore di relax nella propria casa senza sveglie che suonano o impegni da onorare.
Ora, chi è senza peccato scagli la prima pietra, e quanti di noi, all’alba di un nuovo anno, con il calendario regalato dal barista, dal meccanico o dal parrucchiere, non buttano un occhio a quando cade il primo maggio o, ancor meglio, le feste di Natale? O il due giugno, festa della Repubblica o, per noi romani, anche il 29 dello stesso mese consacrato a Giove nel quale si celebrano i santi patroni, Pietro e Paolo. Per vedere se è possibile
attaccarci qualche giorno feriale e godersi una vacanza più lunga.
Stesso discorso avrà fatto, chissà, qualche parlamentare in questi giorni. Le cronache di queste ore hanno dato ampio risalto alla ‘brutta figura’ rimediata dal governo proprio in Parlamento, con la mancata approvazione degli scostamenti di bilancio legati al DEF, documento di economia e finanza. Colpa, parrebbe, proprio di qualche ‘onorevole’ che, nel frattempo, si dilettava in qualche luogo di vacanza invece di stare al suo posto in Parlamento per schiacciare un pulsante e dare il suo fondamentale voto per l’approvazione dell’altrettanto fondamentale provvedimento del governo. E con questa storia del ponte è ritornata in voga la retorica dell’antipolitica con i parlamentari che non fanno un tubo e campano alle spalle di tanti poveracci che lavorano e pagano le tasse. E, che se lavoratori dipendenti, per fare ponte devono comunque chiedere un giorno di ferie. Perché quel giorno comunque segnato in nero in mezzo a due indicati in rosso non te lo regala nessuno e ha un suo costo. Come il pacchetto che conteneva le mitiche gomme del ponte nei tempi che furono poco al di la del mitico Carosello.

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